Con
Antico Egitto si intende la
civiltà sviluppatasi in quella sottile striscia di terra fertile che si distende lungo le rive del
Nilo a partire dalle sue
cataratte al confine col
Sudan fino allo sbocco nel
Mediterraneo, e riconosciuta come entità statale a partire dal
3100 a.C. fino al
1786 a.C.
ed è suddiviso in quattro grandi fasi: l'epoca arcaica o protodinastica
(3100-2600 a.C.), l'Antico Regno (2600-2200 a.C.), il Medio Regno
(2052-1785 a.C.) e il Nuovo Regno (1567-1075 a.C.).
Le tracce di insediamenti lungo il
Nilo sono molto antiche e si calcola che l'
agricoltura (in particolare la coltivazione di
grano e
orzo) abbia fatto la sua comparsa in quelle regioni intorno al
3500 a.C.[1] Proprio la presenza del
fiume, che rende possibile la vita in una regione peraltro
desertica,
è il motore primo del precoce nascere della civiltà urbana e del suo
persistere quasi immutata, ai nostri occhi, per quasi tremila anni. Le
acque del
Nilo, con le loro
piene
annuali, non portano solo fertilità ma anche distruzione se non vengono
costantemente controllate, imbrigliate, incanalate, conservate per i
periodi di siccità; ed è proprio da questo motivo che nasce la necessità
di uno stato organizzato, uno stato che garantisca la manutenzione di
quelle strutture da cui dipende la sopravvivenza di tutti.
La necessità di avere una struttura statale per la gestione delle opere (dighe e canali) collegate con le acque del
Nilo, ha portato alla formazione di uno dei primi Stati della storia, nel
3300 a.C.
Infatti questa esigenza fece sì che le tribù neolitiche imparassero a
vivere prima sotto l'autorità di capi locali (fase della formazione dei
distretti o
nomos). I vari
nomos si scontrarono e si allearono tra loro, nell'arco di circa un millennio, fino a formare due regni, l'
Alto Egitto a Sud (costituito dalla parte meridionale della valle del Nilo) ed il
Basso Egitto a Nord (costituito principalmente dal delta del fiume), che vennero unificati nel
3000 a.C. in un solo impero da
Menes (da identificarsi probabilmente con il sovrano egizio
Narmer),
re dell'Alto Egitto, che inaugurò le trenta dinastie dell'Antico
Egitto. Tra i monumenti più famosi dell'Antico Egitto vi sono
sicuramente le
piramidi, tombe di sovrani dalla III alla XII dinastia.
Le piramidi più famose si trovano presso
Giza, vicino alla città moderna del
Cairo. La loro imponenza testimonia la potenza dello Stato e l'importanza delle credenze religiose riguardo all'
oltretomba. La
Grande Piramide, la tomba del sovrano
Khufu (conosciuto anche come
Cheope), è l'unico monumento sopravvissuto delle
sette meraviglie del mondo antico. L'antico Egitto raggiunse l'apice della sua potenza ed estensione territoriale nel periodo chiamato
Nuovo Regno (
1567 a.C.-
1085 a.C.), quando i confini dell'impero andavano dalla
Libia all'
Etiopia al
Medio Oriente.
L'antico Egitto conobbe anche momenti di debolezza e di polverizzazione
del potere come avvenne nei tre Periodi Intermedi, nel secondo dei
quali l'Egitto cadde sotto il controllo dei dominatori detti
Hyksos.
Con
Periodo predinastico dell'Egitto si intende la fase precedente alla formazione dello stato unitario egiziano. La fase comincia indefinitamente nella
preistoria e arriva fino al 3100 a.C., il paese è suddiviso nei due regni del
Basso Egitto e
Alto Egitto.
Le prime comunità agricole si stabiliscono presto nel Delta del Nilo e nell'oasi del
Fayyum,
subendo nel Basso Egitto un eccezionale sviluppo, che porta, dalla metà
del V millennio, alla nascita delle prime città. Secondo alcuni
studiosi, lo sviluppo delle attività legate all'agricoltura ha permesso
un'enorme crescita demografica; secondo altri, invece, è la crescente
pressione demografica a portare ad uno sviluppo dell'agricoltura.
Aumenta anche la ricerca delle risorse minerarie del Medio e dell'Alto
Egitto, soprattutto oro, da parte di coloni che adorano già
Osiride e
Horo, provocando al contempo un conflitto con le popolazioni meridionali che adorano
Seth.
Gli adoratori di Horo e quelli di Seth si scontrano dunque e sono i
primi a vincere. Si forma così un primo nucleo di regno, con capitale la
città di
Ieraconpoli. L'Egitto è ora diviso in Alto e Basso Egitto, due regni distinti e separati.
Periodo arcaico (I - II dinastia) [modifica]
Con
Periodo Arcaico o
Periodo Thinita (dal nome della città di
Thinis forse mutuato sul culto della dea
Tanit,
probabile città natale dei primi sovrani, Narmer compreso, e capitale
della prima nazione egizia unitaria, per poco tempo prima del
trasferimento a
Menfi (Menphi)
[2]) si intende l'arco di tempo coperto dalle prime due dinastie egizie.
Narmer (o Menes) [modifica]
L'Alto Egitto aveva come capitale la città di Nekhen, chiamata dai greci
Ieraconpoli. Il re di questo territorio adorava la dea avvoltoio
Nekhbet e veniva raffigurato con un'alta corona bianca. Il Basso Egitto aveva come capitale Buto; il sovrano adorava la dea cobra
Uto e cingeva una corona rossa, caratteristica di una dea del delta,
Neith. Secondo le antiche leggende l'Alto Egitto, guidato dal dio
Horo,
sottomise il Basso Egitto, unificando tutto il territorio. Il sovrano
del regno del Sud assunse da allora nella sua persona i simboli di
entrambi i poteri e cinse la doppia corona.
La tradizione attribuiva il merito dell'unificazione dei due regni a Menes, identificato col faraone
Narmer. Studi recenti, tuttavia, associano Menes al suo successore,
Aha, re della I dinastia. Narmer e
Scorpione,
altro re del quale sappiamo molto poco, appartengono a quella che gli
studiosi hanno battezzato "dinastia 0", che avrebbe regnato tra il 3200 e
il 3065 a.C. Il nome di Narmer fu il primo ad apparire in un
serej,
uno dei simboli più antichi della regalità. L'unificazione fu ottenuta
con una sola battaglia, così come sembra mostrare la cosiddetta "
Tavoletta di Narmer".
Il processo fu lento e comportò prima l'unificazione culturale, e solo
più tardi quella politica. L'unificazione dei due regni fu il prodotto
di numerose battaglie, come dimostrano le diverse tavolozze del Periodo
predinastico che sono giunte fino a noi. I nemici non erano solo gli
abitanti del Delta, ma si combatteva anche contro le tribù beduine o i
Nubiani, riconoscibili dalle diverse acconciature e dalla barba.
Una volta conseguita la vittoria, l'Egitto stabilì la propria capitale a
Menfi,
una città nuova, che sarebbe stata fondata dal successore di Narmer. Il
nuovo Stato adottò simboli dei due regni, unì le due corone e fece del
serpente e dell'avvoltoio le due divinità protettrici del faraone.
Narmer fu sepolto nell'Alto Egitto, nella necropoli reale di
Abido. La sua tomba, con una camera doppia, una per il defunto e l'altra adibita a magazzino, è una delle più antiche della
necropoli.
In questo periodo storico compaiono le tombe a
mastaba, ossia coperte da una struttura a forma di gradone che sovrasta la camera funeraria.
Scarse sono le notizie sugli avvenimenti storici del periodo; alcune
iscrizioni lasciate in occasione di spedizioni militari sono la prova
dell'interesse per la regione del
Sinai. Con maggior sicurezza abbiamo notizie sui traffici commerciali con
Byblos,
grazie al ritrovamento in questa città di resti di stoviglie con
iscrizioni geroglifiche. Già in epoca arcaica l'Egitto importa da Byblos
i tronchi di cedro usati nelle costruzioni, essendo esso privo di
alberi con un legno adatto ad essere ridotto in tavole.
Dal punto di vista archeologico di questo periodo ci rimangono
soprattutto sepolture, quasi sempre saccheggiate, e frammenti di statue,
stele e
false porte provenienti da cappelle funerarie. Per
quanto riguarda invece le strutture civili (abitazioni, palazzi) non
rimane praticamente nulla soprattutto per la deperibilità dei materiali
utilizzati (mattoni di fango, legno, canne).
Antico Regno (III - VI dinastia) [modifica]
Fin dalle prime dinastie il re si afferma quale dio in terra, con la precisa funzione di conservare
maat
"l'ordine", il sistema, anche cosmico, che da lui dipende. Da qui
deriva il regime faraonico, autocratico per diritto divino, che accentra
ogni funzione dello stato sul re e che, sia pure con alternative e
variazioni, si mantenne tale sino alla fine della civiltà egiziana.
L'affermazione del dogma faraonico ha la sua massima espressione
nell'Antico Regno e precisamente nella IV dinastia, quando possiamo
prendere a simbolo della straordinaria autorità regale e dell'accentrato
interesse sociale sul faraone in questo periodo le piramidi, cioè i
monumenti funerari dei faraoni di quella dinastia:
Cheope,
Khefren e
Micerino.
Piccola statuetta del faraone Cheope
Cheope, nato da
Snefru
e da Eteferi, figlia dell'ultimo faraone della III dinastia, fu il
secondo faraone della IV dinastia e il grande artefice dell'unificazione
territoriale e di un periodo di notevole prosperità per l'Egitto. Le
notizie sulla sua vita e sul suo regno sono contraddittorie: infatti,
secondo la tradizione, tramandataci dalla storiografia greca antica,
Cheope fu un faraone crudele e spietato; i testi a lui contemporanei,
invece, ce lo descrivono come un riformatore, capace di accrescere il
potere reale.
Durante il suo regno, Cheope avviò all'interno del Paese numerose
riforme, destinate ad accrescere il suo potere. Affrontò innanzitutto il
riordino dell'amministrazione dello Stato ponendovi a capo il visir che
in questo modo assunse un ruolo di primissimo piano, ben al di sopra di
tutti gli altri funzionari statali e molto vicino alla famiglia reale:
il faraone ottenne così, come primo risultato, quello di aumentare il
controllo su tutti i funzionari. In ambito religioso, limitò i privilegi
dei sacerdoti scegliendo, inoltre, i sommi sacerdoti delle principali
divinità tra i membri della sua famiglia. Per quanto riguarda la sua
vita privata, Cheope si sposò tre volte e da queste unioni nacquero tre
figlie e sei figli, quattro dei quali gli successero al trono. In
politica estera, il suo regno fu caratterizzato dalla convivenza
pacifica con i popoli vicini; le uniche spedizioni al di fuori dei
confini del Regno, verso il Sinai e la Nubia, furono effettuate con lo
scopo di approvvigionarsi di minerali.
Per preparare il suo passaggio nell'oltretomba, diede l'avvio alla
costruzione di una monumentale opera, che finì per oscurare tutte le
altre: nacquero così la
Grande Piramide e il complesso funerario che la circonda, destinato ad accogliere parenti e funzionari.
 |
Per approfondire, vedi la voce Chefren. |

Chefren fu un
faraone della
IV dinastia, quella di
Cheope. Era appunto il figlio del famoso faraone. Dopo la morte di quest'ultimo Chefren combatté contro il fratello
Kheper per la successione.
Il suo regno durò per 20 anni.

Chefren costruì certamente alcuni
templi, ma le strutture per cui è più famoso sono due:
-
- La sfinge - La Sfinge rappresenta un leone con la testa del faraone Chefren.
-
- La Piramide di Chefren - La piramide che lui edificò è la più grande in assoluto, a parte quella del padre Cheope. È l'unica piramide con ancora la decorazione esterna
Il fatto più noto relativo a questo periodo è la costruzione delle
piramidi, imponenti monumenti funebri dei sovrani di questo periodo storico.
La piramide fu, molto probabilmente un'evoluzione della
mastaba, infatti quella che è considerata la più antica tra esse, la
piramide a gradoni di
Djoser non è altro che una serie di mastabe sovrapposte.
A questa prima piramide ne seguirono altre, alcune abbandonate prima
del termine della costruzione (probabilmente a causa della prematura
morte del sovrano).
Un esempio degno di nota è la
piramide romboidale del faraone
Snefru:
a metà della sua edificazione, i costruttori preoccupati a causa del
possibile cedimento della struttura (fatto già accaduto) decisero di
modificarne l'angolo riducendolo. Il risultato è una strana piramide, la
cui cima è improvvisamente inclinata.
Le piramidi più famose sono le tre di cui non venne mai persa la
memoria a causa delle loro dimensioni, queste sono i monumenti funebri
di
Khufu, il Cheope sopra citato,
Khefren (a cui si deve anche la
Sfinge) e
Micerino. La piramide di Khufu, detta anche
grande piramide venne considerata già dagli antichi una tra le sette meraviglie del mondo.
La sfinge di Giza, sullo sfondo la piramide di Cheope
Ormai tramontata la teoria, dovuta più che altro ai racconti di
Erodoto,
dell'utilizzo di migliaia di schiavi catturati in battaglia, per la
costruzione delle piramidi è ormai accettato, abbastanza da tutti gli
studiosi, che queste costruzioni siano state erette da operai
specializzati, che vivevano nei pressi, aiutati durante la stagione
dell'inondazione (periodo dell'anno in cui il Nilo allagava i campi
rendendo impossibili i lavori agricoli) da contadini che, si dice,
provenissero da tutto l'Egitto. I racconti di
Erodoto
non sono credibili anche per il fatto che l'Antico Egitto, nell'Antico
Regno, non intraprese grandi guerre, non catturando quindi, schiavi.
Infatti, durante l'Antico Regno vi furono solo 5 dinastie, e ciò sta a
rappresentare un regno privo di ostilità verso altri popoli a quei tempi
Nel
1988 lo scienziato francese
Joseph Davidovits
ha proposto una controversa ma innovativa ipotesi sulla costruzione
delle piramidi basata sull'idea che gli antichi egizi fossero in grado
di sintetizzare dei
geopolimeri utilizzando
calcare,
calcio,
natron e
argilla
gettati all'interno di casserature costruite man mano sulla piramide.
La teoria, la cui validità ancora oggi è oggetto di dibattito, ha il
pregio di spiegare aspetti lasciati irrisolti da altre teorie precedenti
(ad esempio come fosse possibile ottenere in cava blocchi dal peso di
svariate tonnellate e perfettamente combacianti quando messi in opera, o
come fosse possibile nutrire la manodopera, che secondo Davidovits
sarebbe stata di 1500 unità anziché numeri molto più grandi secondo le
precedenti teorie).
Complessivamente si contano più di cento piramidi, tra grandi e
piccole, sebbene solo una piccola parte sia tuttora in discrete
condizioni.
Nelle sepolture risalenti a questo periodo sono stati rinvenuti i primi esempi di tecnica di
imbalsamazione.
I faraoni, figli di Ra [modifica]
Secondo un racconto popolare conservatoci nel cosiddetto "papiro
Westcar", i primi tre re della V dinastia sarebbero stati figli della
moglie di un sacerdote di
Ra, il dio solare di
Eliopoli,
e dello stesso dio Ra: seppure coi colori della novella popolare, il
testo è interessante e altri elementi documentari confermano che
realmente l'avvento della V dinastia segna un cambiamento, una crisi
anche religiosa che si presenta spostando l'importanza sul dio di
Eliopoli e con l'edificazione di templi "solari" di cui l'elemento
principale è un obelisco su una piattaforma.
Un ulteriore mutamento dinastico portò il faraone
Teti sul trono, iniziando così la VI dinastia, ultima dell'Antico Regno.
Rapporti con i popoli vicini [modifica]
In questo periodo grandi spedizioni commerciali e militari sono inviate in Nubia e in
Libia, mentre i rapporti con l'
Asia sono assai limitati, eccetto quelli con
Byblos,
e non hanno comunque scopi imperialistici ma si limitano a scambi
commerciali. Dal commercio esterno arrivava in Egitto dalla Nubia l'oro,
con avorio e altri prodotti esotici, dal Sinai rame in grande quantità,
mentre le spedizioni commerciali in Fenicia procuravano legname,
specialmente legno di cedro.
Primo periodo intermedio (dinastie VII, VIII, IX, X) [modifica]
Con il desiderio d'indipendenza della nobiltà si ha il decentramento,
la provincializzazione che caratterizzano i momenti di crisi del potere
faraonico. Alla fine della VI dinastia, col lunghissimo regno di
Pepi II,
termina l'Antico Regno: allora in Alto Egitto sorge una potente nobiltà
provinciale, le terre che erano state unicamente proprietà regale
vengono frazionate, sempre più larghi privilegi sono concessi ai templi e
ai sacerdoti mentre le risorse della cassa regia si esauriscono. Si
arriva così al periodo turbolento, uno dei più oscuri della storia
egiziana, che è il Primo periodo Intermedio, scarso di testimonianze
contemporanee e che giunge fino alla X dinastia.
Un periodo di disagio [modifica]
In quest'epoca tutto il paese è in disordine: un testo letterario del periodo, le
Lamentazioni di Ippuwer,
danno un quadro fosco delle condizioni del paese in questo momento, in
cui nomadi beduini si sono infiltrati nel Delta, e dovunque in Egitto ci
sono lotte fraterne, rivolgimenti sociali, depredazioni, miseria:
"
I ricchi sono in lutto, i poveri sono pieni di gioia; ogni città
dice: Scacciamo i potenti che sono fra noi!". Grandi e piccoli dicono:
"Vorrei essere morto!" e i piccoli bimbi dicono: "Non mi avessero mai
messo al mondo". Davvero il deserto è nel paese, i nomi sono distrutti;
gli stranieri sono venuti in Egitto da fuori. Si mangia erba e ci si
abbevera d'acqua e non si trovano né grano né erbaggi da uccelli: si
prendono i rifiuti dalla bocca dei porci e non si dice: "Questo è meglio
per te che per me", a causa della fame. Ecco, i possessori di vesti
preziose sono in cenci, ma chi non tesseva per sé ha ora lini fini.
Ecco, chi non si costruiva un battello, ora possiede navi: il
proprietario guarda, ma non sono più sue. Ecco, i poveri del paese son
diventati ricchi, chi possedeva è ora uno che non ha nulla. E il faraone
ci ammira nella nostra tristezza, con il suo lusso e le sue donne".
Di questi disordini Ippuwer individua la causa principale nella
svogliatezza del faraone, che è più impegnato a spendere le ricchezze in
suoi lussi personali come donne e molto altro, per la sua noncuranza,
giudica il sovrano non all'altezza della sua funzione, questo mostra
quanto sia scaduto il concetto di re-dio che era stato alla base del
periodo precedente.
Alla fine del primo periodo intermedio, essendo le province tornate
alla condizione di piccoli stati indipendenti, si formano dinastie di
principi locali, con diritto ereditario al potere, che datano i
monumenti coi loro anni, reclutano truppe, e non esitano ad assumere
titoli e prerogative reali. La fine di questo periodo è particolarmente
felice per la società, nella quale torna sovrana la giustizia.
Medio Regno (dinastie XI, XII) [modifica]
Verso il 2040 a.C. finisce il primo Periodo Intermedio: il principe
Mentuhetep
riesce a riunire l'Egitto sotto il proprio potere e diventa fondatore
dell'XI dinastia: nessun dubbio che lui e i suoi successori abbiano
dovuto penare per riorganizzare l'Egitto, ostacolati dalle tendenze
indipendentistiche radicatesi nei monarchi provinciali, ma alla fine
riescono a controllare l'intero paese e a ottenere un concentramento del
potere politico a Tebe, la nuova capitale. Nella riconquistata unità
nazionale, l'Egitto è in grado di riprendere il controllo in Libia e in
Nubia, sfrutta di nuovo le sue risorse minerarie e riallaccia il
commercio con la
Siria. L'ultimo sovrano della XI dinastia è soppiantato dal suo visir, Amenemhat, che con il nome di
Amenemhat I inizia la XII dinastia, con cui si apre il Medio Regno.
La nuova dinastia s'impone ai sudditi, priva com'è di legittimi
diritti al trono non può appoggiarsi infatti su diritti divini, con
argomenti umani, utilizzando abilmente una propaganda capillare condotta
anche attraverso testi letterari. L'avvento del fondatore della
dinastia è presentato, in un testo letterario, ispirato alla stessa
volontà regale, la cosiddetta "Profezia di Neferty", come il compiersi
di una profezia, emessa nell'Antico Regno, che prometteva il
risollevamento dell'Egitto dal disordine. La capitale viene spostata da
Menfi alla nuova città di Ity Tawy (Dominatrice delle Due Terre)
appositamente fondata nella regione del
Fayum anche se il centro del potere si trova nel sud a
Tebe.
Scultura raffigurante il faraone Sesostri I
Il regno di
Sesostri I
come unico sovrano inizia in modo cruento, con l'uccisione di suo padre
Amenemhat I, ma dal momento che il defunto faraone ha governato insieme
al figlio per dieci anni, la successione non crea problemi. Durante il
regno del padre, Sesostri si è occupato delle questioni militari.
Amenemhat viene assassinato infatti proprio mentre lui era nel deserto
libico al comando di una spedizione contro le tribù nomadi. Ricevuta la
notizia, Sesostri si dirige rapidamente verso la capitale dell'Egitto e
si fa incoronare nel 1962 a.C. prendendo così il controllo della
situazione.
Il nuovo re governa insieme al figlio
Amenemhat II.
Prima di morire fa costruire una piramide, a el-Lisht, in cui viene
sepolto. Il regno di Sesostri si caratterizza per la politica interna
volta a potenziare al massimo la regione di el-Faiyum, continuando in
questo modo la linea politica tracciata dal padre. Economicamente il
faraone continua lo sfruttamento delle cave di marmo e garantisce il
controllo delle miniere d'oro nella zona meridionale. A Nord il faraone
guida spedizioni contro le tribù nomadi e mantiene contatti commerciali
col porto di
Ugarit.
La maggior parte degli edifici costruiti da Sesostri non è arrivata ai
nostri giorni. Grazie alla sua politica e a quelli dei suoi successori,
l'Egitto conosce così un grande periodo di tranquillità economica e
politica.
Secondo periodo intermedio (dinastie XIII, XIV, XV, XVI, XVII) [modifica]
Il secondo periodo intermedio comprende le dinastie
XIII,
XIV,
XV,
XVI e
XVII. Da un punto di vista cronologico questa fase della storia egizia copre il periodo dal
1790 a.C. al
1530 a.C.
L'invasione degli Hyksos [modifica]
Il Medio Regno è per l'Egitto antico uno dei migliori periodi della
sua storia, sotto l'aspetto politico, economico ed amministrativo; ma
subito dopo la morte di
Amenemhat III
si verifica un declino della prosperità e del prestigio del paese.
Durante questo nuovo periodo di decadenza, il Secondo Periodo
Intermedio, un'apparenza di potere centrale continuò nella XIII e XIV
dinastia, ma sempre più indebolito e limitato alla regione meridionale
dell'Egitto.
Infatti, dopo un lungo periodo d'infiltrazione, lenta ma costante, il Delta e anche l'antica capitale dell'Egitto,
Menfi, finisce con il cadere nelle mani degli
Hyksos,detti
"popoli del mare", una commistione di differenti genti asiatiche,
semiti in prevalenza, ma la cui classe dirigente era probabilmente
formata da elementi khurriti, che stabilirono la loro capitale nel Delta
Orientale, ad
Avaris, l'attuale
Tell el-Daba, dove scavi recenti hanno portato novità storiche e archeologiche, come gli stretti rapporti con la
Creta minoica.
Questi dominatori di cultura inferiore, assimilarono la civiltà
egiziana e, probabilmente impiegando largamente funzionari egiziani,
amministrarono il paese con metodi non oppressivi e non dovettero essere
malvisti dai loro sudditi, nonostante i foschi colori con cui la
contro-propaganda tebana descrive quel periodo. L'Egitto deve agli
invasori almeno la conoscenza dei
cavalli e dei
carri da guerra, fino ad allora ignoti in Egitto.
Sotto gli ultimi re hyksos,
Kamose, un sovrano di
Tebe
della XVII dinastia, decise di attaccare gli stranieri: è il primo
segno storicamente certo di un tentativo di cacciare dal delta gli
invasori. Della sua “guerra di liberazione” Kamose ha lasciato testi
ufficiali epigrafici. L'espulsione degli Hyksos avvenne però in maniera
lenta e graduale, con un lento indebolirsi del potere degli Hyksos.
[3] Gli invasori furono scacciati in maniera definitiva solo con
Ahmose, fratello e successore di Kamose: egli riuscì infatti a superare il delta e a giungere fino in
Palestina dove, dopo un assedio durato tre anni, conquistò la città fortificata di Sharuhen, spazzando via definitivamente gli Hyksos
[3]. In questo modo ebbe inizio la
XVIII dinastia con la quale si aprì il Nuovo Regno.
Nuovo Regno (dinastie XVIII, XIX e XX) [modifica]
Comprende le dinastie
XVIII,
XIX e
XX e copre gli anni dal
1530 a.C. al
1080 a.C.
L'Egitto ora è di nuovo riunito ed unificato: ha mostrato di saper combattere ed è pronto a un nuovo periodo di splendore. La
Nubia viene ripresa, un nuovo senso di politica e di conquista spinge i sovrani della XVIII dinastia alla conquista militare della
Siria e della
Palestina, specialmente con
Thutmose I, primo sovrano imperialista.
Statuetta raffigurante Hatshepsut
Dopo la morte di Thutmose I, gli succede al trono il figlio
Thutmose II. Alla sua prematura scomparsa sale al trono la moglie di quest'ultimo,
Hatshepsut che comincia il suo regno nel 1490, al fianco del nipote
Thutmose III,
ancora bambino, figlio del defunto faraone e di una concubina. Per
sette anni la regina si è adattata a un ruolo politico secondario. Ma
l'appoggio dei sacerdoti di
Amon,
del visir e degli architetti reali permette ad Hatshepsut di
proclamarsi faraone, relegando Thutmose III ad altre attività di minore
importanza.
Riconosciuta come re, si fa rappresentare in aspetto maschile e
adotta il protocollo faraonico, pur modificandolo leggermente.
Hatshepsut avvia una vasta attività di costruzione a Tebe, dove spicca
il suo tempio funerario a
Deir el-Bahari.
Per legittimare il suo potere si serve inoltre dei sacerdoti di Amon
che, in cambio di una loro maggiore influenza, creano per lei il mito
della teogamia. Il dio Amon, possedendo il corpo del faraone Thutmose I,
si sarebbe unito alla regina e questa avrebbe concepito Hatshepsut. Con
tale spiegazione si attribuisce dunque alla sovrana un'origine divina e
quindi il diritto a governare come faraone.
Sotto il suo mandato si compiono dunque spedizioni commerciali verso
il sud, alla ricerca di materiali esotici come legno profumato o oro, e
organizzate anche campagne militari che permettono di controllare la
terza cateratta e di arrivare fino alla sesta. Tali spedizioni sono
guidate da Thutmose III, che, nonostante il presunto odio verso la zia
“usurpatrice”, non si solleverà mai contro di lei. Durante il regno di
Hatshepsut si completano parte dei templi di
Ermant e
Karnak, si realizzano lavori di costruzione a
Buhen e a
Beni Hasan, dove la regina ha fatto erigere lo
Speos Artemidos.
Piena espansione [modifica]
L'Egitto, con il regno di Thutmose III ha raggiunto la sua massima
espansione: l'impero comprende ora la Nubia e giunge in Asia fino all'
Eufrate. L'impero era ben controllato, con funzionari egiziani e presidi militari; i rapporti con i sovrani asiatici di
Babilonia, di
Mitanni, di
Cipro erano fitti e cordiali.
Per il regno di
Amenhotep III e per quello di
Amenhotep IV
siamo particolarmente bene informati grazie all'archivio della
corrispondenza ufficiale con quei sovrani: le tavolette d'argilla coi
testi accadici ritrovate a
Tell el-Amarna.
L'Egitto divenne il paese più ricco del mondo antico; ma l'oro che
arrivava in Egitto, dalla Nubia e dall'Asia, in massima parte andava ad
arricchire le casse dei templi; Amon di Tebe, al quale i sovrani
consacravano gran parte del bottino, vede il suo sacerdozio divenire
sempre più potente e il sovrano dipendere da quello.
L'urto tra il potere del faraone e quello del clero di Amon porta a
una crisi violenta e aperta nel regno di Amenhotep IV: i sacerdoti sono
cacciati, i templi chiusi e particolarmente Amon e il suo clero sono
perseguitati, mentre anche Tebe non è più la capitale. Amenhotep IV
fonda una nuova città,
Akhetaton (l'orizzonte di Aton) in onore del dio della nuova religione
monoteista,
Aton, il disco solare.
Il sovrano, che assume ora il nome di
Akhenaton
forma nuovi quadri amministrativi, sostituendo ai vecchi funzionari
gente nuova, che non aveva una formazione amministrativa, ma che deve la
sua posizione al fatto di aver abbracciato la nuova fede e di aver
appoggiato il re nella sua riforma. Il dio di Akhenaton, di cui il
sovrano è profeta e sacerdote poteva avere, in quanto culto puro
dell'astro del sole, elementi di cosmopolitismo, come mostra bene un
passo dell'
Inno ad Aton probabilmente composto dallo stesso faraone:
”
Come son numerose le tue opere, ciò ch'hai creato e ciò ch'è
nascosto, tu, dio un unico che non ha eguale! Hai creato da solo la
terra secondo il tuo desiderio, gli uomini, il bestiame e tutti gli
animali selvaggi, tutto ciò che esiste sulla terra e cammina coi suoi
piedi, tutto ciò ch'è nell'aria e vola con le sue ali, i paesi stranieri
di Siria e di Nubia e la terra d'Egitto”
La fine dello scisma atoniano e la rivincita degli dei ignorati o
perseguitati, soprattutto Amon, si prepara già negli ultimi anni di
Akhenaton: alla crisi contribuì anche la situazione in cui era venuta a
trovarsi la potenza egiziana in Asia. La corrispondenza dei sovrani
asiatici con Akhenaton mostra che continuavano, almeno nei primi anni
del suo regno, rapporti diplomatici amichevoli. Invece un quadro del
tutto diverso è presentato dalla corrispondenza tra il faraone e i capi e
principi siriani, fra i quali si manifesta un certo disagio e una
crescente insofferenza per l'autorità egiziana in Siria: alla base c'è
sicuramente la mano del re degli ittiti, la nuova potenza minacciosa in
Asia, che controlla i movimenti dei ribelli, li coordina e,
all'occasione, si appropria delle loro conquiste.
La Siria è ora divisa in due fazioni: quelli che restavano fedeli
all'Egitto come i principi degli stati siriani costieri, Byblos,
principalmente, e
Damasco, e quelli che speravano di ottenere vantaggi dal cambiamento, fiduciosi nell'appoggio degli
Hittiti,
come i principi della zona interna. Akhenaton, benché i principi a lui
fedeli abbiano chiesto aiuto diverse volte, non ha mai risposto alle
loro preghiere.
Alla sua morte, l'Egitto è pronto a tornare alla condizione che aveva
preceduto il tentativo di riforma religiosa monoteista detta “
amarniana”.
Tutankhamon detto anche "il faraone bambino", appartenuto alla XVIII
dinastia, è stato il più giovane faraone mai conosciuto e dopo la morte
del “
faraone eretico”, la cui storia viene cancellata da tutti i
monumenti, così come il culto del suo dio, sale al trono suo figlio, il
giovanissimo Tutankhaton ("immagine vivente del dio Aton"), ribattezzato
in seguito
Tutankhamon, "immagine vivente del dio Amon".
Il piccolo monarca proclama presto il ripristino delle feste e del
culto degli dei precedenti al regno del padre e torna a riconciliarsi
con il clero. La capitale viene riportata a Tebe, Akhetaton, la capitale
del dio Aton, viene depredata e abbandonata per sempre. Tutankhamon
sposa la giovane Ankhesenamon, sua sorellastra, regna per circa dieci
anni e muore all'età di diciannove anni, nel 1325 a.C., ultimo sovrano
della XVIII dinastia.
Ay, suo consigliere fidato, ne sposa la vedova,
Ankhesenamon, e gli succede nel regno per quattro anni, dopodiché, per volontà del clero, sale al trono
Horemheb, primo faraone a non vantare alcuna discendenza regale; era stato infatti generale sotto il regno di Akhenaton e Tutankhamon.
Il successore del faraone
Tutankhamon fu il suo
visir, di nome
Ay. Non si è ancora certi di come è
morto Tutankhamon, ma una delle più accreditate
teorie è quella in cui lui verrebbe ucciso da Ay.
Il suo regno durò circa cinque anni, uno dei più brevi della
storia dell'Antico Egitto. Si era sposato con la vedova del faraone suo predecessore,
Ankhesenamon.
La definitiva sistemazione dell'Egitto spetta comunque a Horemheb il
quale viene scelto come re dall'oracolo di Amon (in realtà dal suo
cedro), come narra egli stesso in una iscrizione.
Ancora generale, dopo la morte di Akhenaton, mostra la sua energia
riuscendo a conservare la Palestina all'Egitto con una spedizione
fortunata; divenuto faraone, si preoccupa di sanare la deplorevole
condizione del paese emettendo un decreto che è uno dei più importanti
documenti legislativi lasciati da sovrani egiziani.
Le misure adottate da Horemheb sono in parte legislative (riorganizza
i tribunali, reprime gli abusi e le estorsioni ai danni dei contadini,
le requisizioni abusive di schiavi ai privati) e in parte
amministrative.
Dopo Horemheb, morto senza eredi, si ha un netto cambiamento: i sovrani della XIX dinastia, di cui il fondatore è
Ramesse I, gran visir del precedente faraone, non sono di origine tebana, bensì del delta orientale. Ciò spiega anche perché
Seth, il dio locale, sia la divinità protettrice dei membri di questo casato.
La politica religiosa dei primi tre sovrani della XIX dinastia, è di favorire altre divinità:
Ra di
Eliopoli e
Ptah di
Menfi
in modo particolare, sì da evitare l'accaparramento del potere da parte
del sacerdozio tebano senza tuttavia entrare in conflitto con esso,
anzi ufficialmente mostrandosi devoti del dio di Tebe. Sotto il loro
comando, l'Egitto conosce un periodo di grande splendore, culturale ed
economico.
Dopo due anni di regno Ramesse I muore e al suo posto sale al trono
il figlio, Seti I, già co-reggente. Questi regna sull'Egitto per circa
diciotto anni. Il suo è un periodo di equilibrio assoluto. Suo figlio e
successore è
Ramesse II, uno dei più grandi faraoni nella storia d'Egitto.
Ramesse dimostra ben presto di essere un ottimo comandante, nei primi
anni di regno affronta e sconfigge infatti un gruppo di predoni del
mare, denominati Shardana, in seguito inglobati nella sua guardia
personale.
La sua impresa più memorabile, e senza dubbio la meglio documentata nella storia dell'Antico Egitto, è però la
Battaglia di Kadesh, combattuta nei pressi del fiume
Oronte, nella quale il faraone affronta l'impero ittita, sotto la guida di
Muwatalli II.
Benché nessuno dei due contendenti vinca la battaglia, Ramesse farà
larghissima propaganda all'episodio presentando la battaglia di Kadesh
come una grande vittoria, per il semplice fatto di aver riportato la
quasi totalità dell'armata in patria. Il sentimento del pericolo, comune
all'impero hittita e all'Egitto nel suo predominio sulla Siria,
dell'affermazione della potenza assira in Asia è certamente alla base
del trattato di pace tra Ramesse II e
Hattusili,
fratello e successore di Muwatalli. Il testo dell'alleanza difensiva
tra le due potenze era redatto in egiziano e in cuneiforme. A suggello
della nuova situazione tra i due paesi si ha il matrimonio tra la figlia
del sovrano hittita e Ramesse II.
Il faraone non è ricordato solo come grande guerriero ma anche come
un instancabile costruttore. Parecchie opere dell'Antico Egitto
appartengono a lui o da lui sono state modificate. Si possono ricordare i
due templi di
Abu Simbel, uno dedicato a se stesso, l'altro alla moglie Nefertari divinizzata, il
Ramesseum, la città di
Pi-Ramses,
sua nuova capitale. Il suo è uno dei regni più lunghi, Ramesse morì
infatti a circa 91 anni, dopo sessanta anni di governo. Padre di
numerosi figli, riesce a far salire sul trono solo il tredicesimo,
Merenptah, non perché i precedenti non siano meritevoli di tale titolo ma perché semplicemente non erano sopravvissuti a lui.
Merenptah e i popoli del mare [modifica]
Il figlio e successore di Ramesse II, Merenptah, deve far fronte a
una situazione molto grave, che tocca direttamente l'Egitto, e non più
soltanto il suo prestigio nelle zone esterne del dominio egiziano: il
pericolo è alla frontiera occidentale dell'Egitto ed è costituito dai
Libici che fanno pressione per entrare in Egitto e che portano con sé
anche truppe appartenenti ai “
popoli del mare”, quelle genti, cioè, della grande ondata indoeuropea che comincia a calare nel Mediterraneo.
Della sua vittoria sui Libici e sui loro alleati, Merenptah dà un ampio resoconto in una iscrizione a
Karnak e in una stele, nota come “
stele di Israele” perché
Israele vi figura menzionata nell'inno che conclude questo testo ufficiale:
“
I re sono abbattuti e dicono: “Pace”, nessuno alza la testa dei
Nove Archi: la Libia è devastata, gli Hittiti pacificati, Caanan è
distrutta con ogni male, Ascalon conquistata, Gezer è presa, Yenoam
annientata, Israele è desolata e non esiste il suo seme. La Palestina è
divenuta una vedova a causa dell'Egitto, tutti i paese sono uniti, tutti
pacificati”.
Ramesse III e la crisi del Nuovo Regno [modifica]
Durante il regno di
Ramesse III
(che può considerarsi l'ultimo grande sovrano del Nuovo Regno), il
Delta egiziano fu di nuovo in pericolo per gli attacchi ripetuti dei
Libici, ancora alleati con elementi dei "popoli del mare" e per
l'attacco nel Delta Orientale, per terra e per mare questa volta, di
orde di "popoli del mare", ma Ramesse III riuscì a proteggere il confine
egiziano. Lunghi testi e scene scolpite sulle pareti del suo tempio
funerario a
Medineth Habu commemorano gli episodi delle imprese belliche del sovrano e le sue vittorie.
Ramesse III riesce a conservare la
Palestina,
ma dopo di lui l'Egitto non ha più la forza di mantenere la sua
supremazia in Asia. La crisi appare infatti evidente verso la fine del
suo regno: l'Egitto soffre di una gravissima situazione economica che
porta all'inflazione; tra gli operai della necropoli tebana si
verificano veri e propri scioperi di protesta per le paghe che non sono
date e ancora durante il regno di
Ramesse IX è attestato un altro grave sciopero nello stesso ambiente; bande di ladroni depredano le ricche tombe dei faraoni nella
Valle dei Re.
La progressiva debolezza del potere centrale, i disagi economici, la
scomparsa di un vero e proprio impero egiziano, tutto porta alla rovina
dell'Egitto, che conosce disordini e carestie finché alla fine della XX
dinastia l'unità del regno delle Due Terre si sfascia, quando un debole
faraone regna nel Delta, con capitale a
Tanis, mentre in Alto Egitto domina
Herihor, il quale ha riunito nelle sue mani la funzione di visir dell'Alto Egitto e quella di sommo sacerdote di
Amon a Tebe.
Terzo periodo intermedio (dinastie XXI, XXII, XXIII, XXIV, XXV) [modifica]
Dopo Herihor, l'Egitto entra in una fase decisa di decadenza. La
Nubia si stacca dal regno, e a
Napata,
la città eletta capitale, saliranno al trono sovrani di cultura in
qualche modo egiziana che si considereranno eredi dei faraoni. La
Libia e la
Siria
sono ormai sottratte all'influenza egiziana. Anche l'Alto Egitto si
separa praticamente dal resto del paese, e si costituisce come stato
autonomo dominato dai sacerdoti di Amon.
Verso il 959 a.C., dall'ambiente delle colonie militari libiche che
negli ultimi tempi sono state accettate in Egitto, sale sul trono del
faraone una dinastia libica, la XXII;
Tebe e l'Alto Egitto restano in mano al sacerdozio ammoniano. Uno dei sovrani libici,
Sesonchis, tenta di riprendere la politica asiatica, ma ben presto il paese ricade nell'inerzia e nella disorganizzazione.
L'unità dell'Egitto viene ricostituita intorno al 730 a.C. da sovrani del lontano regno di
Kush: appoggiandosi al sacerdozio tebano,
Piankhi prima, poi suo fratello
Shabaka
conquistano l'Egitto, sottomettendo i principi locali che, specialmente
nel Delta, erano fortemente indipendenti e bellicosi. La nuova
dinastia, la XXV, dà quindi all'Egitto, con l'unità, un nuovo impulso:
estremamente pii, i sovrani di Kush restaurano templi e ne edificano di
nuovi, e la devozione ad Amon, loro dio, è al centro della loro pietà.
La pietà religiosa, venata di un certo arcaismo di tipo ortodosso, porta
i sovrani etiopici a prendersi cura dei templi e dei culti antichi.
La vera debolezza della XXV dinastia sta nel fatto che la capitale
del regno era lontanissima da Kush, dove, dopo la conquista, i sovrani
sono ritornati, lasciando libertà di manovre indipendentistiche ai
principi locali delle città egiziane. Ma la dissoluzione dell'unità
egiziana viene dall'esterno: gli
Assiri, la nuova grande potenza assoluta in Asia, penetrano in Egitto e saccheggiando e distruggendo arrivano a Tebe:
Assurbanipal riduce l'Egitto a una sorta di protettorato assiro che designa come capi locali i principi egiziani del Delta educati a
Ninive.
Quando l'Assiria conosce però la crisi, l'Egitto, sotto una nuova dinastia, la XXVI, ha di nuovo un periodo d'unità:
Psammetico, principe di
Sais
e vassallo dell'Assiria, si allea con la Libia e caccia gli Assiri
dall'Egitto. La dinastia saitica (di origine libica) regna per più di un
secolo restituendo al paese un ultimo periodo di rinascita: il potere è
accentrato, Tebe è sotto controllo da quando Psammetico I fa adottare
come "
Divina Adoratrice" la propria figlia, i contatti commerciali ed economici con la
Grecia portano all'Egitto vantaggi commerciali ed economici poiché, commerciando adesso con i Greci, gli egiziani sono affrancati nel
Mediterraneo dalla necessità di mediazione dei
fenici.
È piuttosto una politica africana quella che l'Egitto conduce adesso militarmente, in
Nubia, a
Cirene,
e i tentativi di intervento militare in Siria e in Palestina si
risolvono in sconfitte. I sovrani saitici assumono largamente mercenari
greci, benché questa preferenza sia causa di difficoltà interne per la
rivalità tra egiziani e Greci: ma i Greci sono adesso gli alleati
dell'Egitto contro la nuova potenza asiatica che minaccia l'equilibrio
del Mediterraneo: la
Persia.
La conquista persiana [modifica]
Stele raffigurante il re Dario I con alcuni servitori
L'ultimo faraone della XXVI dinastia,
Psammetico III, è sconfitto e catturato dal re persiano
Cambise, figlio di
Ciro, nella battaglia di
Pelusio. L'Egitto, con
Cipro
e la Fenicia, entra a far parte dell'impero achemenide, sesta delle
venti divisioni amministrative, o satrapie. La XXVII dinastia comprende
Cambise, morto nel 522 in Siria sulla via del ritorno in Persia e, in
successione,
Dario I,
Serse,
Artaserse I,
Dario II e
Artaserse II, che viene riconosciuto in Egitto come faraone almeno fino al 402.
Per intensificare i rapporti della Persia con la satrapia d'Egitto, Dario I realizza il raccordo con il
Mar Rosso dell'antico canale nilotico che sboccava nel Lago
Timsah, l'odierno
Ismailia per poi attraversare i Laghi Amari e che in quattro giorni di navigazione permetteva di andare da
Bubasti
fino al Mar Rosso. Lungo il canale Dario I fa erigere la sua stele
celebrativa, di dimensioni colossali con testi geroglifici, cuneiformi
ma anche bilingui. Nello stesso spirito si realizza anche la grande
statua di Dario I in abito persiano, coperta d'iscrizioni geroglifiche e
cuneiformi, scoperta nel 1972 a
Susa, eseguita in Egitto e trasferita in Persia probabilmente da Serse.
L'Egitto recupera la sua indipendenza in seguito alla guerra condotta da
Amirteo di Sais, primo e unico rappresentante della XXVIII dinastia. La guerra è proseguita da
Nepherite di Mende, fondatore della XXIX dinastia. L'ultimo faraone dello stato egiziano indipendente è
Nectanebo II,
della XXX dinastia, al quale si deve una notevole attività edilizia nel
Delta. Nectanebo organizza il proprio culto, in vita, sotto le
sembianze del dio falco
Horo.
La sua opposizione ai rinnovati attacchi persiani sono però inutili e,
nel 343, vinto da Artaserse III, è costretto a fuggire in Nubia.
La seconda dominazione persiana dura appena dieci anni; dopo la
battaglia di Isso nella quale viene sconfitto
Dario III, l'Egitto è costretto ad essere inserito nell'impero di
Alessandro Magno.
Le tombe che i faraoni delle prime due dinastie avevano utilizzato
come sepolcri furono sostituite da un nuovo edificio durante il regno
del faraone
Zoser: la
piramide.
La costruzione di questa prima opera derivò dalla sovrapposizione di
mastabe, tombe generalmente a forma di piramide tronca, di grandezza
decrescente via via che aumentava l'altezza. La figura "a gradoni"
simboleggiava la scala attraverso la quale il faraone saliva al cielo. A
essa ne seguirono altre e, durante la IV dinastia, apparve la prima
piramide perfetta.
La prima fase della costruzione consisteva nello scegliere il luogo
adatto all'ubicazione; poi si disegnavano le piante e si decideva la
quantità di materiale e di personale necessaria. Allora venivano
convocati i sacerdoti, per determinare i punti cardinali che avrebbero
orientato le facce delle piramidi, delimitare le basi e procedere alla
cerimonia del livellamento del terreno. Il faraone doveva eseguire il
rituale dell'inizio della costruzione e la cerimonia dell'allungamento
della
corda, che consisteva nel verificare l'orientamento, nel piantare un
piolo in ciascun angolo, nell'iniziare lo scavo di una piccola parte della fossa, nel modellare un
mattone e nel porre la prima
pietra.
Cominciava così la costruzione vera e propria. La durata dei lavori
dipendeva dalla grandezza del complesso funerario, che doveva essere
pronto al momento della morte del faraone.
Dopo aver inaugurato ufficialmente la costruzione si iniziava il
primo gradino della piramide. Il lavoro veniva svolto da squadre di
operai che ricevevano un salario dallo Stato. Una volta stabiliti i
gruppi di lavoro, si procedeva all'estrazione dalle cave della pietra
necessaria per innalzare la piramide. Il metodo di estrazione dipendeva
dalla durezza. Le rocce molto dure venivano sottoposte a un brusco
cambiamento di temperatura. Perciò, prima veniva riscaldata la
superficie e poi veniva rapidamente raffreddata, incrinando la massa e
permettendo di tagliare la pietra con semplici strumenti dello stesso
materiale, o di
legno oppure di
rame.
Un altro metodo consisteva nell'abbassare il terreno, tracciando una
rete di piccole trincee fino a raggiungere la profondità adatta
all'estrazione.
Dopo averli separati, i blocchi della parete della cava venivano
deposti sul piano per poi essere trainati ai piedi della piramide. Per
evitare che rimanessero incagliati, si spargeva a terra del fango, che
permetteva un migliore scorrimento delle slitte. Intanto, altre squadre
di operai provvedevano a sollevare i blocchi di pietra, completando così
i diversi piani. Come gli Egizi riuscirono a sollevare pietre tanto
grandi e pesanti è una questione ancora aperta. Molto probabilmente,
come testimoniano i resti trovati nel tempio di
Setibtawy,
utilizzarono un articolato sistema di rampe, permettendo alle squadre
di lavorare senza ostacolarsi. Gli spazi che restavano tra i vari piani
venivano riempiti con materiali vari e il tutto veniva ricoperto con
pietra calcarea bianca, concludendo così la lavorazione e permettendo al
sovrano di riposare nella propria, gigantesca, sepoltura.
La Valle dei Re [modifica]
I faraoni del Nuovo Regno scelsero come luogo del loro eterno riposo una valle collocata all'estremità occidentale di
Tebe. Fu
Jean-Francois Champollion, nel XIX secolo, a dare per la prima volta a questa valle, conosciuta fino ad allora come la
Grande Prateria,
il nome di Valle dei Re. La scelta di questo luogo non fu casuale: qui
l'occidente indicava infatti, secondo le credenze religiose dell'epoca,
il regno dei morti. Questa caratteristica funeraria era esaltata dalla
presenza di una montagna a forma di piramide che dominava la valle e
richiamava alla mente le tombe dei faraoni dell'Antico Regno.
La Valle dei Re è un letto prosciugato di un fiume, scavato tra le
montagne tebane, il cui corso si biforca in due diramazioni: quella
secondaria, occidentale, o
Valle delle Scimmie, in cui sono state rinvenute quattro tombe, tra cui quella di
Ay e
Amenhotep III,
e quella principale, che appunto forma la Valle dei Re, nella quale
sono state scoperte più di 58 tombe. Questa valle appartata garantiva ai
re un riposo tranquillo, assicurato inoltre dalla vigilanza di un corpo
speciale di polizia e dalla protezione della dea cobra
Meretseger che vegliava sulla sicurezza della necropoli.
Il primo faraone che utilizzò questa valle per costruirvi il proprio sepolcro fu
Amenhotep I.
Durante il suo regno il concetto di complesso funerario cambiò
radicalmente; la tomba fu infatti separata dal tempio, costruito vicino
alla sponda del fiume o in un'altra valle. Anche la struttura degli
ipogei subì delle modifiche nel corso dei secoli. Le piante delle
costruzioni funerarie seguivano in genere due modelli: quello della
XVIII dinastia, a forma di angolo retto, e quello della XX dinastia, di
tipo rettilineo. In entrambi i casi, il sarcofago veniva posto nella
sala più profonda e le pareti erano riccamente decorate.
La Valle delle Regine sorge nelle vicinanze della Valle dei Re, fra
le rocce che sovrastano la piana occidentale di Tebe. In arabo si chiama
Biban el-Harim, "porte dell'harem". Nella valle sono state individuate
un'ottantina di tombe, molte mai portate a termine, altre molto
rovinate, tutte più o meno delle due ultime dinastie del Regno nuovo,
XIX e XX. In essa riposavano, oltre a regine e concubine, anche alcuni
importanti funzionari quali ad esempio il già citato Imhotep,
Amon-her-khepshef, primogenito di Ramesse II e molti dei suoi figli.
La tomba che però più di ogni altra spicca per bellezza è quella
appartenuta a una delle più famose regine dell'Antico Egitto, Nefertari,
la Grande Sposa Reale di Ramesse II. Questa vasta tomba scoperta nel
1904 dall'egittologo Ernesto Schiaparelli, è collocata nel versante
settentrionale della Valle delle Regine e presenta una pianta molto
articolata. E infatti diversa rispetto a quella delle tombe di tutte le
altre regine (solitamente più semplici e dotate di un'unica camera
funeraria) e si ispira piuttosto alle sepolture faraoniche della vicina
Valle dei Re. Nelle pareti della seconda scala discendente, la
decorazione è anche a rilievo. Al termine del ciclo pittorico, Nefertari
si tramuta in Osiride, con il conseguente, auspicato raggiungimento
dell'immortalità e della pace eterna.
I Grandi Templi [modifica]
Il tempio in Egitto era la "
casa di dio"; come in una dimora
umana, vi era una parte aperta anche agli estranei, una destinata agli
intimi e infine la parte più segreta, dove solo il signore della casa
aveva diritto di stare, così lo schema classico di un tempio egiziano,
comprendeva un cortile, pubblico, con porticati a colonne, dove poteva
accedere anche la folla dei fedeli, mediante un portale monumentale
inquadrato da due piloni, aperto nel muro di cinta che proteggeva il
tempio; poi, la sala ipostila, dove avevano accesso il clero e gli alti
dignitari: qui la luce era scarsa, il soffitto era sostenuto da
altissime colonne; dalla semioscurità della sala ipostila si passava
all'oscurità assoluta del santuario, la parte più intima e misteriosa,
dove, nel suo naos sigillato, abitava il dio, nell'aspetto di una statua
preziosa, e dove solo il faraone e i sacerdoti potevano entrare, quando
venivano eseguite sulla statua divina le cerimonie del culto
giornaliero. Solo in eccezionali ricorrenze e feste la statua del dio
lasciava il suo oscuro ricetto, per essere portata in processione, sulla
barca sacra (nella quale vi era sistemata una cappella).
I templi in miglior stato di conservazione si trovano oggi maggiormente nella zona di
Tebe, la "
città" per eccellenza. Qui si trova il
complesso templare di Karnak,
sito architettonico estremamente complicato: nella cinta dei grandi
templi era il gran santuario di Amon, la cui grandiosa sala ipostila fu
iniziata da
Seti I e continuata da
Ramesse II, il tempio di
Ptah, quello di
Khonsu, anch'esso di età ramesside; numerosi blocchi sono rimasti del tempio del sole, dedicato ad
Aton, edificato dal faraone
Akhenaton prima di abbandonare Tebe; a Karnak vi è anche il "
Padiglione delle Feste" di
Thutmose III, ritenuto uno dei monumenti più originali dell'architettura templare.
A
Luxor, nel santuario eretto da
Amenhotep III,
si ammira una fra le più belle sale ipostile dei templi egiziani. A
Menphi, capitale dell'Antico Regno, non è rimasto purtroppo nulla se non
povere rovine di templi, come il santuario di Ptah. Ad
Abido, nella zona meridionale dell'Egitto, è conservato in ottimo stato il magnifico tempio di
Osiride, costruito da Seti I e terminato dal figlio di questi, Ramesse II; il tempio ha due sale ipostile e un santuario settuplo.
Menzione a parte meritano i due magnifici templi di
Abu Simbel, ad opera dell'instancabile Ramesse II, uno dedicato a
Ra e al faraone divinizzato, uno dedicato ad
Hathor e alla regina
Nefertari, adattati magnificamente alla topografia del luogo, un terreno montuoso, e alla natura del materiale scavato, la roccia.
Quattro grandi statue sedute del sovrano, alte quasi 21 metri, a
gruppi di due, dominano la facciata del primo tempio, il maggiore.
Sull'entrata del tempio venne posta una statua di
Ra mentre afferra gli altri simboli che compongono uno dei nomi del faraone: una figura di
Maat e uno
scettro.
Il tempio presenta una sala ipostila, dalla quale si accede alla camera
che precede il santuario, e un numero elevato di sale secondarie
laterali.
La facciata orientale del tempio dedicato ad Hator e Nefertari consta
invece di sei statue alte circa 10 metri. Quattro di queste
rappresentano il faraone e due la sposa Nefertari, cui spettò l'inusuale
onore di essere raffigurata della stessa grandezza del re. Scolpite
all'interno di nicchie, le sculture hanno la gamba sinistra in avanti;
ai lati di ciascuna sono rappresentati principi e principesse. La
decorazione interna di entrambi i templi ricorda episodi della celebre
battaglia di Kadesh, combattuta da Ramesse II contro gli ittiti.
La grande abbondanza di materiale lapideo in Egitto determinò fin
dalle origini una notevole ricchezza di opere scultoree. Nella
scultura a tutto tondo o ad
altorilievo
le figure sono presentate in maniera rigidamente frontale, e sebbene
siano talvolta inscenati dei movimenti di braccia e gambe, il risultato è
sempre sostanzialmente statico. Grande attenzione viene di solito posta
nei volti, con una maggiore delicatezza nella resa del modellato e dei
lineamenti.
Il
faraone è il sovrano potente e incontrastato, apice della piramide sociale che regge l'Egitto. Più dio che uomo, incarnazione di
Horo, figlio di
Osiride, colui che sconfisse il male, rappresentato da
Seth, il faraone nasce con l'avvento di
Narmer e l'unificazione delle Due Terre sotto un unico scettro.
La parola faraone, desunta dalla
Bibbia,
è però anacronistica per gran parte della storia egiziana. Il termine
originario pr-c3 (pronuncia per-'ao) significa "grande casa" e indicava
la residenza reale e venne usato per indicare il monarca a partire da
Thutmosis III.
Per quanto riguarda i nomi personali sono indicati da una titolatura
con cinque nomi, che spesso comprendono lunghi epiteti riferiti ad un
programma o ad una realizzazione del re, ad esempio: "
Colui che tiene unite le Due Terre".
I sovrani dell'Egitto unito portano la cosiddetta "
Pa-sekhemty", unione della corona "
Deshret", la rossa, simbolo del Basso Egitto, e della bianca, "
Hedjet", simbolo dell'Alto Egitto, poiché signori delle Due Terre Unite. Nel Nuovo Regno e principalmente durante l'epoca del faraone
Ramesse II, grande guerriero, il faraone era solito portare il cosiddetto "
Khepresh", la corona di guerra, un casco blu con piccole decorazioni circolari. Queste
corone erano tutte accomunate dall'"
Ureo", la dea cobra, protettrice dei faraoni.
La burocrazia e gli scribi [modifica]
L'Egitto ebbe la più articolata amministrazione dell'antichità. Agli
ordini diretti del faraone c'era una specie di primo ministro, il visir,
cui faceva capo l'intero apparato amministrativo: egli controllava la
gestione della giustizia, il tesoro e le entrate fiscali, sovrintendeva
ai lavori pubblici. Il visir aveva al proprio servizio numerosi
funzionari, distribuiti in ordine gerarchico negli uffici centrali e in
tutti i distretti del paese. Dato che tutti gli atti pubblici venivano
accuratamente registrati e archiviati, gli scribi formavano l'ossatura
della burocrazia egiziana: presenti a corte come nei più lontani uffici
periferici, nelle esattorie delle imposte, nei campi e censire il
bestiame o a misurare i raccolti, avevano un ruolo primario e
insostituibile, che garantiva loro prestigio e privilegi. La complessità
della scrittura geroglifica richiedeva del resto lunghi anni di studio,
e solo pochi la apprendevano.
Il faraone, come possiamo vedere sia nelle pitture murali che nei sarcofagi, regge due
scettri: il pastorale,
Hekat, simbolo del sovrano "pastore del gregge", e dunque guida, e il
Nekhekh, simbolo di potere e fonte di timore per nemici e ribelli. Durante le cerimonie ufficiale si soleva reggere anche il
Uas, lo scettro degli dei, un lungo bastone la cui parte superiore aveva la forma di animale mitico.
La casta sacerdotale [modifica]
La casta sacerdotale aveva un ruolo importante nella gestione del
potere, affiancando i Faraoni e minacciandone a volte la supremazia,
basti ricordare lo scontro fra
Akhenaton e il clero di
Amon.
Il sacerdote aveva il compito di officiare i numerosi e complicati
riti imposti dagli dei. Poteva inoltre avere l'accesso alla parte più
interna del tempio, quella in cui era conservata la statua del dio, dopo
preventive pratiche purificatorie.
La
circoncisione,
la rasatura del corpo, l'astensione da cibi come le verdure a foglia
verde o i pesci di mare, il divieto periodico di rapporti sessuali (ai
sacerdoti era consentito sposarsi) costituivano la regola.
Durante l'Antico Regno non vi fu necessità di un esercito permanente.
Quando vi era bisogno di affrontare un'incursione beduina o la
necessità di un bottino, si organizzava una leva; venivano dunque
reclutati giovani che, una volta terminata la guerra, tornavano al loro
lavoro abituale. Molto più comune era però il reclutamento di mercenari,
in particolare Libici e Nubiani. Questi ultimi erano molto apprezzati
come arcieri. L'esercito assunse un ruolo importante a partire dal Medio
Regno, giungendo al proprio apice nel Nuovo Regno, periodo di grandi
spedizioni militari.
L'esercito egizio era perfettamente organizzato, e alla guida delle
truppe stava sempre il faraone, sul quale ricadeva il comando assoluto.
Malgrado questa concentrazione di potere, egli, come avveniva col suo
potere religioso, delegava le sue funzioni ai generali. Vi sono però
molti faraoni, primo fra tutti Ramesse II, che accompagnavano le truppe
in battaglia e spesso combattevano al loro fianco. Le truppe erano
composte da corpi di arcieri, di fanteria e di cavalleria, o per meglio
dire "carreria", quest'ultima riservata principalmente agli
aristocratici.
Spessissimo nelle armate egiziane la truppa sui carri era la più
numerosa. Erano carri leggeri, differenti (per esempio) da quelli
ittiti, e veloci. Erano spesso usati come truppa di sfondamento negli
eserciti egiziani. Sul carro c'era un arciere ma soprattutto un soldato
armato di una lunga lancia da guerra. Dei carri egiziani si può dire che
costituivano la "cavalleria leggera" dell'armata, appunto perché erano
veloci e versatili. Gli egizi avevano conosciuto il carro da guerra dal
popolo invasore Hyskos.
Funzionari di stato [modifica]
Per amministrare l'Egitto il faraone ricorreva all'aiuto di suoi
rappresentanti, con un ampio sistema di funzionari, dei quali il più
elevato era il "
visir". Fino alla XVIII dinastia vi fu un solo visir per tutto l'Egitto, ma nel regno di
Thutmose III la funzione si sdoppiò e vi fu un visir del sud che risiedeva a
Tebe e un visir del nord che aveva la sua sede a
Eliopoli.
Al visir facevano capo tutte le branche amministrative dell'Egitto ed
era inoltre quel che oggi chiameremo ministro della guerra, ministro
degli interni, capo della polizia egiziana, ministro dell'agricoltura e
ministro di grazia e giustizia. Vi erano comunque molti altri tipi di
funzionari come ad esempio i "grandi maggiordomi", dediti ad
amministrare le terre di proprietà del faraone, comandanti militari,
architetti reali, come ad esempio il famoso
Imhotep che venne divinizzato dopo la morte e, tra i funzionari meno conosciuti, i
sementi, addetti alla ricerca dell'oro e pietre preziose.
L'Egitto riusciva inoltre a conservare la propria economia grazie
all'aiuto di funzionari, trascrittori di tutte le derrate alimentari,
delle importazioni e delle esportazioni, del numero di capi di bestiame,
di vino o altri prodotti che entravano nei magazzini: erano gli
scribi.
Chiunque poteva diventare scriba, sebbene generalmente fosse un
mestiere che veniva tramandato di padre in figlio. Durante l'Antico
Regno era lo scriba a insegnare personalmente al proprio figlio;
tuttavia, a partire dal Medio Regno, in alcune città comparvero le prime
scuole degli scribi dette "
case della vita". I bambini vi
entravano all'età di quattro anni e il loro apprendistato finiva verso i
dodici. Iniziavano copiando frammenti di calce o ceramica, o di legno
ricoperto di gesso, dato che il papiro era un materiale molto costoso.
Oltre a saper scrivere dovevano anche conoscere le leggi e avere nozioni
di aritmetica per calcolare le imposte. Questa casta era talmente
importante da avere una propria divinità tutelatrice: il dio
Thot. Questi, rappresentato sia come
babbuino che come
ibis,
nel poemetto imprecatorio scritto da Ovidio, era ritenuto inventore
della scrittura e del calendario, scriba supremo, presenziava
personalmente alla cerimonia del giudizio dell'anima, trascrivendo le
dichiarazioni come in un qualsiasi processo.
La massa della popolazione era formata principalmente da contadini
che lavoravano per i privati, o per i domini regi o i templi, con un
contratto di lavoro, registrato in un ufficio statale, che definiva
esattamente le prestazioni cui i lavoratori si impegnavano e alle quali i
datori di lavoro dovevano attenersi, a rischio di essere citati ai
tribunali locali; c'erano inoltre gli affittuari, che prendevano a
lavorare, con un contratto scritto, una certa terra pagando un tanto.
C'erano poi gli operai dello stato, addetti alle cave e alle miniere.
C'era anche la classe artigiana, essenzialmente urbana, formata da
gente libera: falegnami, lavandai, fornai, vasai, muratori. C'erano i
commercianti e, soprattutto nelle città del Delta, c'erano i marinai,
che esercitavano il commercio marittimo verso
Creta,
Cipro, il
Libano, esportando e importando.
C'era anche un'altra classe, la più bassa, formata da persone che
appartenevano al re o ai templi, o ai privati: uomini addetti
soprattutto al lavoro dei campi e donne addette specialmente alle case.
Il contadino egizio dedicava gran parte della giornata a curare i
campi e a difenderli dalla siccità e dalle calamità. Arava e seminava il
terreno in autunno, quando non era ancora impregnato d'acqua, in modo
da poter utilizzare al meglio i primitivi strumenti di cui disponeva. Il
successivo compito era quello di curare l'irrigazione dei vari
appezzamenti, dal momento che l'abbondanza del raccolto dipendeva
dall'acqua che vi arrivava; doveva quindi sorvegliare che le dighe e i
canali portassero regolarmente acqua ai campi. Nei luoghi dove non era
possibile far arrivare l'acqua con i canali, utilizzava altri sistemi di
trasporto o stoccaggio come le cisterne.
Le coltivazioni più importanti erano quelle del lino e dei cereali,
dalle quali si ricavavano due raccolti: il principale avveniva alla fine
dell'inverno e l'altro, meno abbondante, in estate. Una volta cresciute
le spighe, era necessario mieterle. Il lavoro del contadino era
controllato dagli scribi, che curavano di riscuotere le tasse a seconda
del rendimento ottenuto e di punire chi non rispettava le prescrizioni.
Il grano era custodito in silos e nei magazzini i quali dipendevano, per
la maggior parte, dallo Stato e dai templi. I granai dovevano essere
pieni per far fronte ai periodi di cattivo raccolto e per
approvvigionare l'esercito e i funzionari.
Scena di allevamento bovino, Museo del Cairo
L'allevamento del bestiame rivestiva una notevole importanza. Sin dai tempi del
neolitico
veniva praticato nel territorio, come testimoniano le varie decorazioni
delle tombe dell'Antico Regno, che ne mostrano alcune scene.
Venivano allevati soprattutto bovini, sia caratteristici della zona come il
bue che altri. Si allevavano anche
asini,
capre,
pecore, diversi tipi di uccelli e
maiali, in seguito i
cavalli, i
cammelli e i gallinacei. Gli Egizi riuscirono anche ad addomesticare alcuni animali solitamente selvatici come
antilopi e carnivori.
Molti furono semplicemente animali da compagnia, che potevano dimostrare il rango sociale del loro padrone.
Altri animali come l'
ibis, le
gazzelle e i
leoni,
potevano costituire animali da compagnia, per dimostrare l'elevato
stato sociale di chi possedeva tale rarità. Lo stesso faraone
Ramesse II ne possedeva uno.
[4] Altri furono usati nella caccia, come nel caso delle
iene.
A partire dal
neolitico
la caccia assunse un ruolo sempre più importante; anche se si hanno
pochi reperti di queste epoche antiche, dalle varie rappresentazioni si
comprende come gli animali cacciati con
lance,
arpioni e
boomerang erano leoni,
leopardi e
ippopotami.
Durante l'epoca faraonica, la caccia divenne anche uno sport per classi
privilegiate. Era un mezzo per dimostrare la loro forza e spesso
arrivavano a farsi rappresentare in tale guisa nelle loro tombe; prove
di questo sono state rinvenute proprio grazie alle pitture funerarie. Si
narra delle imprese di
Amenhotep III, che aveva catturato 200 leoni in 10 anni
[5] e di
Seti I alle prese con un'unica arma, una lancia, contro un leone.
Era uno sport individuale ma i potenti avevano una compagnia che gli
era utile nel trasporto sia di armi che di prede. La caccia rimaneva
comunque un mezzo per procurarsi del cibo e si utilizzavano trappole con
rete e buche scavate dal terreno. Alla fine della caccia una parte
delle prede veniva sacrificata come ringraziamento.
Si cacciavano soprattutto ippopotami; durante la caccia veniva
inizialmente lanciato un arpione, fatto di legno con un gancio metallico
e una corda, che veniva lanciato per colpire l'animale.
Nel deserto dai tempi di
Thutmose IV,
si cominciò ad utilizzare un carro trainato da cavalli; un uomo
appostato sopra al carro armato di frecce colpiva la preda. In egual
modo venivano catturati i
tori selvatici.
La casa egizia [modifica]
La casa del funzionario era costituita da 3 piani: il piano terra per
le attività commerciali, il primo piano per ricevere eventuali ospiti
mentre al secondo piano si trovavano le stanze da letto e gli alloggi
per le donne. Tutti i piani erano collegati da scale.
Grazie a scavi archeologici ad Amarna, si sono ritrovate prove di
abitazioni con vasti cortili e con piscine non per nuotarvi ma come
abbellimento, piene di pesci e piante acquatiche galleggianti.
L'arredamento della casa egiziana, anche quella signorile, mirava
all'essenziale. Nella cucina si ritrovavano bracieri, forni in muratura e
ceste che contenevano vivande; si preferiva mangiare seduti su stuoie.
Nelle sale addette alle udienze vi erano sedili pieghevoli senza
spalliera e troni, anche con rifiniture in oro e pietre preziose, con
spalliera e braccioli.
Cofanetti e bauli venivano utilizzati per depositare e contenere
abiti e oggetti da toilette. Per far luce si utilizzavano delle ciotole
di ceramica: esse venivano riempite di olio e ci si immergeva uno
stoppino solitamente di fibra vegetale che galleggiava.
Commercio e monete [modifica]
Al mercato era frequente il
baratto: le eccedenze agrarie venivano scambiate con manufatti degli artigiani liberi, compreso l'oro.
Durante l'Antico Regno iniziò la diffusione delle monete: si trattava di pezzi metallici (d'
oro,
argento o
rame)
con nomi e valori diversi, a seconda della quantità di metallo
utilizzato per coniarli. I valori equivalenti erano stabiliti ponendo
come base un lingotto o una moneta di calcolo, chiamata
shat, di 7,5 grammi d'oro, peraltro poco utilizzata dal popolo.
A tutto veniva dato un valore espresso in shat, e la vendita avveniva
o in oro o tramite baratto ma in tal caso i vari prodotti venivano
stimati in shat.
A partire dalla XVIII dinastia, allo shat successe il
deben (che pesava circa 91 grammi
[6] ed era completamente di
metallo),
equivalente a due shat circa. I due sistemi di compravendita,
l'utilizzo delle monete e il baratto vissero in sintonia fino al periodo
persiano, per decisione del re
Dario I.
I pasti e le bevande [modifica]
L'Egitto era un paese agricolo e offriva molte tipi di cibi:grano,
orzo, farro, sesamo, agli, fave, lenticchie, cipolle, fichi, datteri,
melagrane e uva. Il pane, invece veniva impastato con farina di farro o
di orzo, era l'alimento essenziale. Poiché veniva impastato all'aperto
si mescolava alla sabbia portata dal vento, perciò consumava i denti e
causava le carie. Esso veniva consumato semplice o arricchito con grasso
e uova, oppure addolcito con miele e frutta. Per questo motivo si hanno
fonti di medici egizi che avevano sviluppato diverse tecniche per
curare la dentatura. I contadini non mangiavano molta carne, ma i ricchi
ne consumavano in abbondanza, particolarmente lessa o allo spiedo e i
pezzi migliori andavano a loro. Il Nilo poi offriva un buon numero di
pesci di fiume, per poi che cucinarlo e mangiarlo. Con l'orzo gli Egizi
ottenevano la birra, che era la bevanda dei poveri, mentre il vino era
riservato ai ricchi. Gli egizi facevano tre pasti al giorno. La cena era
quello principale. A tavola non usavano né coltello (che però esisteva)
né forchetta(che era del tutto sconosciuta): si portavano il cibo alla
bocca con le mani. Pentole e padelle erano di coccio, piatti, ciotole e
bicchieri di terracotta.
L'abbigliamento [modifica]
Dall'inizio del mesolitico e fino al Medio Regno il clima dell'Egitto
era molto più caldo rispetto a quello attuale e consentiva quindi di
vestire poco e assai semplicemente. Nell'Antico Regno gli uomini usavano
un perizoma oppure un gonnellino dall'estremità sovrapposte che durante
le dinastie del Medio Regno si trasformò allungandosi fino alle
caviglie e caratterizzato da pieghe e trasparenze. Il torace era coperto
con una stola di tessuto: molto usato era il colore bianco e il tessuto
di lino mentre la lana non era gradita per motivi religiosi, in quanto
la pecora come animale vivo era considerato impuro. I nobili usavano
adornarsi con gioielli e usavano sandali in papiro o legno di palma con
lacci di cuoio, come quelli recentemente trovati nella tomba di
Henu.Le
donne usavano tuniche aderenti lunghe con una o due bretelle.
Successivamente divennero ornate di complessi disegni e colorate ma la
maggior caratteristica fu l'impiego del sottilissimo trasparente lino,
chiamato bisso, e delle cinture. Sempre durante il Medio Regno si
incrementò l'uso di gonne lunghe e di stoffa a pieghe sul busto
lasciando le braccia scoperte. Fu proprio durante il Medio Regno che
l'abito, divenuto più complesso, acquisiva svariate fogge atte ad
individuare la classe sociale di appartenenza come si evidenzia nelle
immagini funebri. Le donne sono rappresentate sempre a piedi nudi al
contrario degli uomini che invece portano i sandali. Entrambi usavano
nelle cerimonie un cono profumato sulla testa e le donne si ornano con
un fiore di loto. Anche il sovrano portava sia il gonnellino che la
gonna lunga ma di suo uso esclusivo era il
nemes. Poteva portare pettorali in oro con pietre e smalti, la
corona e lo
scettro.
I sacerdoti usavano una veste di lino e la caratteristica pelle di
leopardo. La testa era rasata e spesso coperta con copricapo di cuoio. I
militari usavano un perizoma con una protezione triangolare in cuoio
pesante davanti all'addome. La testa era protetta dal sole con un
copricapo di stoffa e in caso di battaglie con semplici elmi di cuoio.
Stavano generalmente a torso nudo ma per proteggersi potevano indossare
una camicia. Il popolo ovviamente si abbigliava in maniera diversa dai
nobili, sia per motivi economici che pratici. Semplici calzoni,
gonnellini, quando addirittura non lavorassero nudi, sia uomini che
donne. I giovani fino alla pubertà erano nudi e con la caratteristica
treccia di capelli laterale. È da notare che la nudità, di adulti e
ragazzi, era costume abituale come ancora oggi avviene in molte etnie.
Le pettinature [modifica]
Gli egizi erano attenti alle loro acconciature; i bambini portavano i
capelli molto corti o rasati con l'eccezione di una parte che veniva
raccolta in un ciuffo per poi farlo ricadere sulla spalla destra; così
facendo veniva coperto l'orecchio.
Il ciuffo veniva poi tagliato all'età di dieci anni, quando
diventavano adulti; le bambine portavano semplicemente i capelli corti.
Gli alti dignitari avevano piccoli ricci che coprivano le
orecchie formando una curva dalle
tempie alla
nuca.
Le donne portavano inizialmente i capelli molto corti, poi le
acconciature si allungarono sempre di più. I sacerdoti avevano l'obbligo
di radersi completamente testa e corpo: un segno di purificazione
necessaria per l'accesso ai sacri templi.
Venivano utilizzati oli e profumi per la cura dei capelli e tinture
per nascondere i capelli bianchi. Dai rilievi delle tombe rinvenute si
osserva come la caduta dei capelli fosse ritenuta un problema. La
perdita iniziava dalla zona frontale della testa e con il passare del
tempo si arrivava fino alla parte posteriore.
Tipica acconciatura a treccioline
Come ipotetici trattamenti, rinvenuti nel papiro medico o Papiro
Ebers, venivano utilizzati i grassi di molte specie di animali (
leone,
ippopotamo,
coccodrillo,
gatto,
serpente e
stambecco) e provate diverse misture, come quella a base di miele e dente d'asino.
L'utilizzo di parrucche semplici si diffuse a partire dalla V
dinastia presso i dignitari e le loro famiglie. In seguito divennero
sempre più comuni, cambiando anche il modello; nel Medio Regno ad
esempio si portava un modello più lungo, con due ciuffi a ogni lato, di
cui uno era lasciato ricadere sulla spalla. Le parrucche divennero
successivamente sempre più elaborate.
Erano composte o da sottili treccine di capelli veri, che venivano
raccolte utilizzando spilloni di vario materiale come legno, osso o
avorio, oppure erano formate da fibre vegetali; vi si aggiungevano poi
degli ornamenti ed erano in ogni caso espressione del rango sociale di
appartenenza.
Anche la lametta per la barba cambiò materiale con il passare del
tempo: inizialmente costituita da una selce con manico in legno, divenne
poi di bronzo.
La
malachite verde del Sinai e la
galena nera, erano utilizzate per il trucco, dopo averle impastate con l'acqua.
Con un estratto dalle foglie di
ligustro
le donne si dipingevano unghie e capelli, mentre come ombretto erano
solite utilizzare il nero dell'essenza estratta dalla galena. Era
diffusa l'arte di truccarsi gli occhi e, grazie all'uso di particolari
bastoncini o cucchiaini, potevano scurirsi
sopracciglia e
ciglia.
Le classi sociali [modifica]
Il faraone era il sovrano più potente dell'antico egitto, era in cima
alla classe sociale, al secondo posto vi erano i sacerdoti che erano
coloro che avevano il compito di prevedere ciò che dicevano gli dei e
riferirlo al faraone. Spesso le due classi sociali erano in contrasto e
si pensa che alcuni faraoni siano morti avvelenati dai sacerdoti. Al
terzo posto vi sono gli scribi: essi avevano il compito di registrare su
fogli di papiro (con scrittura geroglifica) tutti gli avvenimenti, le
guerre, i dati sull'agricoltura, ecc. Al quarto posto, vi sono i
militari: coloro che dovevano combattere per difendere la patria anche a
costo della loro stessa vita. A seguire vi sono i contadini che (molto
disprezzati dalle altre caste) dovevano lavorare per il faraone perché
ogni settimana veniva riscosso il loro raccolto; all'occorrenza, però,
venivano usati come aiutanti degli schiavi per costruire piramidi o
monumenti ordinati dal faraone. Subito dopo questa casta vengono gli
schiavi: erano persone che lavoravano costretti dai militari senza alcun
diritto e tutti morivano dalla fatica. Per la costruzione di templi e
piramidi veniva utilizzata la manodopera fondamentale di operai
specializzati, regolarmente stipendiati e residenti spesso in piccoli
villaggi nelle immediate prossimità dei loro "luoghi di lavoro".
Il vastissimo patrimonio letterario dell'Antico Egitto ci è pervenuto in gran parte su rotoli di
papiro,
spesso conservati in anfore, ma anche grazie a iscrizioni monumentali e
decorative che abbellivano le tombe dei defunti. Di questo genere fanno
parte opere come i
Testi delle piramidi o il
Libro dei morti, al quale si pensava che si potesse far riferimento per dimostrare ad
Osiride
l'innocenza del defunto, nel momento in cui la sua anima sarebbe stata
pesata dal dio. Al di là di queste opere di carattere funerario o
religioso, hanno avuto grande successo testi come la
Satira dei mestieri, quindi una novella a sfondo satirico, nella quale si polemizza contro i privilegi dei nobili e
Le istruzioni di Ptahotep,
dove sono raccolti insegnamenti di tipo etico e filosofico da
tramandare ai posteri. Veri e propri romanzi possono essere considerati
Il racconto del naufrago e
Le avventure di Sinuhe,
che tanto influenzarono i successivi scrittori di racconti di avventure
e di viaggi. Non mancarono opere di carattere spiccatamente poetico,
come i
Canti d'amore e i
Canti dell'arpista;
il primo è una raccolta di ritratti di coppie di innamorati, il secondo
un vero e proprio poema della malinconia, emblema di quella crisi
sociale che ha caratterizzato il
primo periodo intermedio della storia dell'Antico Egitto. Infine non è da trascurare l'apporto delle
fiabe, come la
Storia dei due fratelli
che risentono anche di elementi antichi trasmessi oralmente; nel caso
specifico la fiaba in questione tende addirittura a diventare un
mito. Sono presenti anche numerose fiabe sugli
animali.
[7]
La matematica egizia è il complesso delle tecniche matematiche che
furono sviluppate presso la civiltà dell'Antico Egitto. Le prime
testimonianze dell'utilizzo della matematica presso gli egizi risalgono
al periodo dell'Antico Regno, con una iscrizione che registra le
conquiste di una guerra, utilizzando il sistema di numerazione che sarà
poi in uso per tutta la storia egizia. Inoltre già nella prima dinastia
erano diffuse la pratica della misurazione del livello di acqua del
Nilo, e il rituale del "tendere la corda" per la costruzione dei templi,
a conferma dell'uso di nozioni geometriche.[1] La matematica egizia
classica, descritta nel resto dell'articolo, emerse soltanto nel Medio
Regno, con la creazione di vere e proprie scuole di scribi, e la nascita
del sistema di frazioni caratteristico della matematica egizia. I
problemi affrontati hanno sia carattere numerico e astratto, sia un
aspetto pratico, legato al lavoro svolto dagli scribi.[2] Alla
matematica veniva comunque riconosciuto il valore di speculazione
astratta e di strumento per la conoscenza della natura, come recita
l'intestazione del papiro matematico Rhind: «Metodo corretto di entrare
nella natura, conoscere tutto ciò che esiste, ogni mistero, ogni
segreto». Il Nuovo Regno non ha lasciato grandi testimonianze
matematiche, ma dai documenti pervenuti è possibile dedurre che le
tecniche matematiche non subirono variazioni.[3] Nel periodo greco, i
documenti in demotico rivelano l'influsso della cultura greca; in
direzione inversa, anche la matematica greca assorbì le conoscenze di
quella egizia,[4] ed Erodoto stesso sostenne che i Greci impararono la
geometria dai "tenditori di corde" egizi.[5]
I numerosi papiri che ci sono pervenuti e lo studio sistematico delle
mummie, con le moderne tecnologie mediche, consentono di fare un quadro
preciso sulle patologie degli Egizi e le relative terapie.
Gli egizi non identificavano le
malattie bensì cercavano le cause dei
sintomi specifici, che secondo loro erano addebitabili, per lo più, ad agenti esterni che le loro
cure tentavano di distruggere o di estromettere; questo modello
eziologico era legato sia alla concezione dell'origine del mondo sia alle credenze sulle influenze delle forze superiori.
[7] L'esame delle mummie ha rivelato malattie quali
arteriosclerosi,
carie,
artrite,
vaiolo e
tumore ma anche dalle raffigurazioni è possibile dedurre alcune patologie, come per esempio:
- nello studio della figura del faraone Akhenaton
si evidenziano arti allungati, cranio dolicocèfalo (cioè allungato
nella parte posteriore), viso allungato, fianchi larghi e adiposi,
sintomi riconducibili alla sindrome genetica di Marfan, escludendo così la prima ipotesi di Sindrome di Fröhlich (Hera - n.97 - Una sindrome per Akhenaton);
- anche le figlie di Akhenaton avevano crani
deformati e mentre in un primo momento si era ipotizzato che fosse una
convenzione artistica, oggi è più accreditata la teoria della malattia
genetica ereditaria (Hera- n.97 - Una sindrome per Akhenaton);
- il sacerdote Rensi, nella stele, è raffigurato con una malformazione chiamata piede equino ed ha l'arto inferiore atrofizzato, tanto che doveva usare il bastone per camminare;
- la regina Ity di Punt, raffigurata in un rilievo del tempio di Hatshepsut, doveva soffrire di lipodistrofia o steatosi, poiché era obesa e con i fianchi deformati.
Le malattie più comuni erano:
La sabbia del deserto, se inalata, causava malattie respiratorie e se
masticata, insieme con gli alimenti, usurava i denti causando parecchie
dolorose patologie. Anche gli occhi, tra sabbia e acqua del
Nilo, andavano soggetti a
congiuntiviti e il
tracoma era molto diffuso, viste le numerose raffigurazioni di individui ciechi.
I medici egizi visitavano il malato accuratamente ed una volta fatta la
diagnosi prescrivevano la
terapia contro il
dolore, come ci dice il testo del "Papiro Edwin Smith".
La maggior parte dei testi è scritta in
ieratico, come il "Papiro Chester Beatty"; altri in
demotico ed alcuni sono scritti su
ostraca. Molte medicine sono state identificate ed erano costituite per la maggior parte da vegetali quali
sicomoro,
ginepro,
incenso,
uva,
alloro, e
cocomero. Anche il
salice,
tkheret in egizio, secondo il "
Papiro Ebers" era usato come
analgesico mentre del
loto
veniva usato sia il fiore che la radice ed era somministrato come
sonnifero. I frutti della palma servivano per curare le coliti, allora
molto frequenti; con l'
orzo, si faceva la
birra che serviva come
eccipiente, o diluente, e con il
grano veniva fatta la diagnosi di
gravidanza. Gli Egizi usavano anche elementi animali quali la carne per le
ferite, il
fegato e la
bile per lenire il dolore agli occhi. Di quest'ultima è stata attestata l'efficacia anche di recente. Il
latte, sia di mucca, sia di asina che di donna, era integrato come
eccipiente e il
principio attivo più usato era di sicuro il
miele che per le sue tante proprietà serviva per le patologie respiratorie,
ulcere e
ustioni, come recita il "Papiro medico di Berlino".
Tra i minerali, usati in medicina, troviamo il
natron, chiamato
neteri cioè il puro, il
sale comune e la
malachite che curava le
infezioni agli
occhi ed era usata sia come
farmaco che come cosmetico nella
profilassi.
Strumentario medico e chirurgico
Sempre dal "Papiro Ebers" apprendiamo che, come
droga, si usava l'
oppio, chiamato
shepen e importato da
Cipro, sia per il dolore che per il pianto dei bambini. In alcune raffigurazioni della tomba di
Sennedjem, è stata riconosciuta la
mandragola, in egizio
rermet, usata come sonnifero e per le punture d'insetto. Esisteva anche la
cannabis,
shenshenet, che veniva somministrata, in particolare per via orale e per inalazione, ma anche per via rettale e vaginale, mentre l'
elleboro era usato come vero e proprio
anestetico, ma in maniera empirica e con dosaggi errati tanto che spesso il malato passava direttamente dalla narcosi alla morte.
Tra le terapie vi erano anche i massaggi, come rappresentato nella
mastaba di Khnumhotep, che venivano usati per vene varicose e per lenire
numerose patologie il cui
sintomo principale era il
dolore. Era conosciuta la tecnica delle inalazioni che erano composte da
mirra,
resine,
datteri
e altri ingredienti. Ma per i morsi velenosi dei serpenti, gli Egizi,
non avevano altra cura se non quella di affidarsi alle dee
Iside e
Mertseger recitando le litanie magiche.
L'antico popolo della Valle del Nilo ci ha lasciato più di mille
ricette ma di sicuro qualcuna è solo molto fantasiosa come quella che,
per combattere l'
incanutimento consigliava l'uso di un topo bollito nell'olio. Olio di
palma, ovviamente, perché l'
ulivo arriverà molto più tardi, con la
dinastia tolemaica.
Nel
tempio di Kôm Ombo, nell'Alto Egitto, vicino ad
Assuan,
sono raffigurati, sulla parte nord del recinto esterno, strumenti
medici e chirurgici quali bendaggi, seghe, forbici, bisturi, forcipi e
contenitori vari per medicamenti. Ma recentemente si è ipotizzato che
fossero solo attrezzi rituali per cerimonie religiose. Accanto allo
strumentario, vi sono alcune ricette mediche con tanto di componenti e
dosi. Ma la chirurgia, non si sviluppò come la medicina. Forse per
scarse conoscenze fisiologiche e per carenza di guerre. A conferma di
ciò, sia il "Papiro Ebers" che il "
Papiro
Smith", detto anche "Libro delle ferite", citano solo dati clinici, pur
molto precisi, ma non descrivono interventi chirurgici.
Incredibilmente, vista la pratica religiosa di
imbalsamare i morti, vi era scarsa conoscenza dell'
anatomia e della
chirurgia specialistica. Gli Egizi, infatti, intervenivano chirurgicamente solo in piccole patologie, come
foruncoli o
ascessi, o direttamente con l'
amputazione
di arti. Inoltre, pur avendo un'apparente rigorosità, tutte le pratiche
mediche dovevano essere accompagnate da specifiche formule
apotropaiche.
Gli Egizi avevano, comunque, capito l'importanza dell'igiene. Durante
il giorno, si lavavano spesso le mani, e facevano la doccia
giornaliera, con acqua versata dalle brocche, che erano anche parte
integrante del corredo funerario. Non usavano mai acqua stagnante perché
poteva contenere ogni genere di larve. Curavano l'igiene di
bocca e
denti che veniva effettuata con
bicarbonato. Anche
unghie e
capelli erano lavati quotidianamente e poiché non esisteva il
sapone venivano usati
oli profumati e complessi unguenti che rendendo la
pelle integra, e quindi non screpolata, impedivano l'introduzione, nell'organismo, di germi e
batteri. Oltre alle brocche per la doccia, vi erano anche le vaschette per
pediluvi raffigurate anche, come geroglifico vero e proprio, nella tomba di Rahotep.
Vi era l'usanza di togliere i sandali per entrare nei templi che nasceva
dall'esigenza di non introdurre impurità dall'esterno. Questa regola
valeva anche per il sovrano e nella Tavolozza di Narmer, un uomo porta
in una mano i sandali del re e nell'altra una piccola brocca con acqua.
Aveva il titolo di "
Sandalaio".
In Egizio il medico era detto
sunu; il primo e più famoso fu di sicuro
Imhotep
e anche i sacerdoti potevano occuparsi di medicina come Sabni, che
godeva del titolo di "Medico capo e scriba della parola del dio".
Troviamo anche
Hesyra, il primo medico dentista con il titolo di "Capo dei dentisti e dei medici" nonché scriba, come scritto nella sua tomba a
Saqqara.
E quando
Ippocrate passeggiava con i suoi adepti nell'isola di
Coo,
disquisendo sui mali dell'umanità, altro non faceva che trasmettere il
sapere degli Egizi che, con i loro papiri, hanno tramandato i primi
fondamenti della medicina e chirurgia.
Lo staff del docente di antropologia Brunetto Chiarelli svolse un'accurata indagine sulle mummie per determinare il
gruppo sanguigno e quindi una paleogenetica per gli antichi egizi, sfruttando il metodo Pickworth che ha consentito di rilevare tracce di
emazie; la conclusione è stata che il sangue del 40 per cento delle mummie appartiene al
gruppo A, mentre il 22 per cento al
gruppo B e al
gruppo 0 e solo un 17 per cento al
gruppo AB.
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L'astronomia nell'Antico Egitto ha rivestito un ruolo importante per
fissare le date delle feste religiose e per determinare le ore della
notte. Notevole importanza ebbero anche i sacerdoti dei templi che
osservavano le stelle, le congiunzioni dei pianeti e del Sole e le fasi
della Luna.Le conoscenze sull'astronomia egizia ci vengono soprattutto
dai coperchi di sarcofagi dell'Antico regno (sui quali compaiono i
decani, stelle singole o costellazioni, accompagnati da geroglifici di
difficile decifrazione), coperchi di sarcofagi del Medio Regno (sui
quali fanno la loro prima apparizione gli orologi stellari diagonali,
vere e proprie effemeridi delle stelle), dagli orologi stellari (diversi
dai precedenti in quanto erano indicate le culminazioni superiori delle
stelle), orologi stellari perfezionati (nella XX dinastia), due papiri
risalenti circa al 144 d.C. (il primo per quanto riguarda i decani e
l'altro per quanto riguarda le fasi lunari), studi sull'orientazione
delle piramidi e sviluppo degli strumenti (come ad esempio la clessidra
ad acqua, il merkhet e gli orologi solari), zodiaci egizio-babilonesi
(scolpiti sui soffitti dei templi a partire dal 300 a.C.)
L'arte egizia ha origini antichissime, precedenti al III millennio
a.C., e si intrecciò nei secoli con quella delle culture vicine
(siro-palestinese e fenicia). L'arte dell'Antico Egitto si può
suddividere in due grandi periodi: l'arte predinastica o preistorica, e
l'arte dinastica dell'Antico, Medio e Nuovo Regno. L'arte decorativa era
completata da vasi costituiti inizialmente in terra del Nilo, in pietra
e in un secondo tempo in argilla, statuette in terracotta e in avorio
raffiguranti uomini e animali al lavoro, tavolette in scisto che col
passare del tempo assunsero carattere votivo, con i temi ormai in
rilievo. Tra le tavolette di questo periodo, conservate al Museo del
Cairo, si annoveraro la Tavoletta della caccia, la Tavoletta della
battaglia e la Tavoletta del re Narmer, che segnò, per le sue
caratteristiche artistiche e culturali, il punto di passaggio fra il
periodo preistorico e quello dinastico. In tutta l'arte predinastica
notevole furono gli influssi provenienti dalla Mesopotamia.
Complessivamente sono giunti sino ai nostri tempi pochi reperti
artistici e architettonici riguardanti il periodo predinastico.
La musica dell'Antico Egitto ha origini molto remote. Fu tra le prime
civiltà di cui si hanno testimonianze musicali. Per gli egizi la musica
aveva un ruolo molto importante: la leggenda vuole che sia stato il dio
Thot a donarla agli uomini. Intorno al V millennio a.C. vennero
introdotti i primi strumenti musicali, quali bacchette, tavolette e
sonagli, utilizzati in rituali totemici. Le danze erano soprattutto
propiziatorie alla caccia, magiche, di fecondazione e di iniziazione.
Nell'Antico Regno si creò l'usanza dell'orchestra composita,
comprendente vari flauti, clarinetti e arpe arcuate, con un'ampia cassa
armonica. Si trovano poi i crotali, il sistro, legato ad Hathor, la
tromba, utilizzata in guerra e sacra ad Osiride, i tamburi, il liuto ed
il flauto, sacro ad Amon. Durante il Medio Regno si introdussero il
tamburo, la lira e alla danza rituale si aggiunse quella definibile
professionale ed espressiva, in quanto aveva lo scopo di intrattenere lo
spettatore. Il tipico strumento egizio, il sistro vide, in questa
epoca, un allargamento del suo utilizzo. Strumenti più sofisticati
dovettero attendere più a lungo. I primi ad apparire dopo le percussioni
furono gli strumenti a fiato (flauto, corno) e a corde (lira e cetra),
di cui esistono testimonianze greche, egizie e mesopotamiche anteriori
al X secolo a.C. Queste civiltà conoscevano già i principali intervalli
fra i suoni (quinte, quarte, ottave), che erano usate come base per
alcuni sistemi di scale. Da uno studio di
Curt Sachs
sull'accordatura delle arpe è emerso che gli Egizi utilizzavano una
scala pentafonica discendente e che conoscevano la scala eptafonica.
Purtroppo non è stata rintracciata nessuna notazione musicale, quindi
poco o nulla si sa sulle melodie dell'antichità egizia[1].
La religione dell'antico
Egitto
mostra un'estrema complessità di credenze e una moltitudine di
divinità, in un politeismo spesso confuso e contraddittorio. Questa
complessità si spiega con le molte generazioni che hanno fatto, per
secoli, aggiunte alle primitive credenze. Ciò che appare contraddittorio
nelle concezioni teologiche e religiose si spiega con la singolare
mentalita egiziana che non rifuggiva dal contraddittorio e con la
tendenza al sincretismo che assimilava divinità diverse e spesso tra
loro lontanissime. All'interno di questa pletora politeistica si
distinguono alcune correnti come quella del culto degli animali.Alcune
divinità hanno maggiore importanza in determinati periodi
storici.divinità vengono create di sana pianta e in seguito cancellate
dalla storia egiziana (basta ricordare il dio di
Akhenaton).
Alcuni dèi vengono estrapolati da culture orientali, in particolare
quando l'Egitto ha rapporti e scambi personali con l'Asia minore, e fra
di essi bisogna ricordare
Baal, Astarte e Anat.
- Anubi, preparava le mummie.
- Ra, dio del sole.
- Horus, figlio di Osiride e protettore del faraone.
- Amon, dio guerriero.
- Ptah, creatore per gli uomini di Menfi.
- Sobek, dio dell'acqua
- Bes, dio del sonno e della famiglia.
- Hapy, dio del Nilo.
- Api, toro, oracolo di Ptah.
- Iside, moglie di Osiride e madre di Horus.
- Osiride, dio dell'aldilà e della resurrezione.
- Seth, dio del deserto e delle tempeste di sabbia provocate dal vento
- Gebka, una delle divinità della Duat.
- Khnum, il creatore degli uomini per la religione
- Apopi, serpente della Duat
- Nut, il cielo.
- Geb (si legge Gheb), la terra.
- Maat, moglie e figlia di Ra.
- Aton, dio sole adorato prevalentemente da Akhenaton.
- Toth, dio e protettore degli scribi e dio della luna
- Hathor, dea della danza e della musica.
- Sekhmet, dea leonessa della guerra. Moglie di Ptah.
- Bastet, dea gatto.
- Tueris, dea della donne che devono partorire.
- Shu, dio fatto nascere dallo sputo di Atum. È il padre del cielo e della terra.
- Aker, l'orizzonte.
- Imhotep, architetto che costruì la piramide del faraone Djoser. Per questo divenne un dio.
- Ammit (più noto come la Divoratrice), uccideva il defunto (secondo la reliogine) nel caso era stato perfido in vita.
- Renpet, il tempo e soprattutto l'anno.
- Menchit, dea guerriera (in origine straniera).
- Huh, dio dell'infinito. È stato adorato soprattutto nell'Antico Regno.
- Hershef, uno dei molti dei creatori Egizi.
- Onuris, dio della caccia.
- Benu, dio che rappresentava la resurrezione (come Osiride).
- Mafdet, dea animale che proteggeva dal morso dei serpenti.
- Min, dio venerato specialmente a Coptos. Nei suoi rituali, gli veniva sacrificato un toro e della lattuga.
- Meret-Seger, dea chiamata anche Colei che ama il silenzio.
- Apopis, un serpente che affronta Amon di notte, nella Duat.
- Astarte, dea legata alla fertilità.
- Ra - Harakhti, dio fuso tra il dio Ra e Harakhti.
- Atum, come Ptah e Amon, veniva adorato come dio creatore.
- Pateco, dio deforme, rappresentato sugli amuleti e sulle collane.
- Bat, dea bovina, che rappresentava la Via Lattea.
- Heket, dea con la testa di rana, sposa di Khnum (secondo alcune persone di Antione) e dea delle nascite.
- Amonet, forma femminile del dio Amon, nominata nei testi delle piramidi.
- Anti (chiamato anche quello con gli artigli), dio falco di Anteopoli.
- Hu, personificazione della parola.
- Heikaib, dio adorato ad Elefantina.
- Anhur, dio che, secondo la religione, aveva riportato in patria la dea Tefnet
- Iah, la luna, che sfidò Toth in un gioco simile agli scacchi (probabilmente il senet), perdendo sempre
- Seshat, moglie di Ptah o Toth, secondo la religione.
- Harakhti, una raffigurazione di Ra.
- Hehu, due divinità che aiutano Shu a sostenere Nut.
- Taten, divinità Menfiana.
- Khonsu, figlio di Amon e Mut.
- Qadesh, sposa di Amurru.
- Nunet, controparte femminile di Nun.
- Kebechet, aiutava a fare la mummie con Anubis.
- Selkis, dea con in testa uno scorpione
- Grande gatto di Eliopoli, dio gatto che assiste Ra negli attacchi di Apopi.
- Tait, protettrice della regalità.
- Ihi, figlio di Hator.
- Khentamentyu, dio simile ad Anubi; veniva considerato protettore dei morti.
- Hor sa Iset, dio che assisteva al rito apertura della bocca.
- Harmakis, la sfinge.
- Nepri, protettrice del grano.
- Sokar, dio arcaico di Menphi.
- Upuaut, dio della guerra.
- Figli di Horo,le quattro divinità preposte alla protezione degli organi interni dopo la mummificazione.
Riguardo alle teorie sulle origini dell'universo esistono versioni
differenti, a seconda della località in cui sono nate e delle necessità
del clero locale. La prima, nativa di
Eliopoli, narra come Atum-Ra, in seguito a
masturbazione ed
espettorazione, abbia generato una coppia primordiale,
Shu (l'aria) e
Tefnet (l'umidità). Costoro generarono successivamente
Geb (la terra) e
Nut
(il cielo) che, decisi ad unirsi, vennero divisi dal padre Shu che, di
conseguenza, riuscì a mantenere l'ordine cosmico ed a cancellare il
Caos.
Un'altra versione della cosmogonia ha origine in
Ermopoli dove all'origine esistevano otto entità, quattro maschili e quattro femminili, quali
Nun e
Nunet (il caos delle acque primeve),
Kuk e Keket (l'oscurità),
Huh e Huhet (l'illimitatezza),
Amon e
Amonet
(l'aria e il vento), che generarono, tutti insieme, dalla collina
primordiale, un uovo dal quale sarebbe poi uscito il Sole dando così
inizio alla creazione.
La terza teoria è desunta invece da frammenti provenienti da
Menfi, la città il cui patrono era
Ptah,
il demiurgo. Costui creò il mondo attraverso la voce e il cuore. In
seguito diede vita agli uomini che volle guidare come un gregge guidato
da un pastore, creandoli tutti uguali. Essi però, in seguito all'avvento
del male, decisero di creare gerarchie e di divenire l'uno diverso
dall'altro. Da quel momento in poi Ptah e gli altri dei sarebbero
rimasti nel cielo a osservare l'avvicendamento degli eventi umani fino
alla fine dei tempi.
L'ultima, detta cosmogonia tebana, aveva come unico dio creatore
Amon, era la sintesi delle tre precedenti teorie e divenne la più popolare a partire dalla XI dinastia.
Vita dopo la morte [modifica]
Secondo gli egizi il corpo era costituito da diverse parti: il ba o
anima, il ka o forza vitale, l'aj o forza divina ispiratrice di vita.
Per ottenere la vita dopo la morte, il ka aveva però bisogno del corpo
del defunto che doveva dunque rimanere intatto, e ciò era possibile solo
grazie alla tecnica della
mummificazione.
Mummia conservata al Louvre
Il tipo di mummificazione variava secondo la classe sociale alla
quale apparteneva il defunto. Vi erano sacerdoti addetti a queste
pratiche, conoscitori dell'anatomia umana, dovevano essere cauti
nell'estrazione degli organi del defunto poiché avrebbero potuto
danneggiarli e quindi cancellare la vita ultraterrena del defunto.
Durante il processo di mummificazione, i sacerdoti collocavano una serie
di amuleti in mezzo alle bende, sulle quali erano scritte formule
destinate ad assicurare la sopravvivenza del defunto nell'aldilà.
Una volta preparato, il cadavere veniva deposto nel
sarcofago,
quindi si formava il corteo che lo avrebbe condotto alla tomba. Il
sacerdote funerario era in testa, seguito da alcuni che portavano gli
oggetti appartenuti al defunto che gli avrebbero garantito una
confortevole vita ultraterrena. Il sarcofago era trainato da una slitta,
mentre una seconda slitta trasportava i
vasi canopi.
Quando la processione arrivava alla tomba, il sacerdote eseguiva il
rito dell'apertura della bocca, per mezzo del quale, secondo la
tradizione, la mummia avrebbe ripreso vita. Tutto il corredo funebre,
insieme al sarcofago e alle offerte, era depositato nella tomba, che in
seguito veniva sigillata affinché nessuno potesse turbare l'eterno
riposo del defunto.
Dunque questi iniziava un lungo viaggio attraverso il mondo dell'oltretomba. Il defunto veniva condotto da
Anubi, il dio dei morti, nella cosiddetta Sala delle Due Verità. A un'estremità c'era
Osiride,
seduto su un trono e accompagnato da altre divinità e 42 giudici. Al
centro della sala era posta la bilancia, le cui assi erano misurate
attentamente da
Thot, dio degli scribi, sulla quale veniva pesato il
cuore
del defunto. Davanti alla divinità e ai giudici, il defunto doveva
pronunciare la confessione negativa: la sua dichiarazione di innocenza.
Dopodiché, se il piatto sul quale giaceva il cuore si fosse inclinato
più di quello sul quale giaceva la piuma, simbolo della giustizia,
questi sarebbe stato divorato da
Ammut,
un mostro metà ippopotamo e metà leonessa. In caso contrario il defunto
sarebbe potuto entrare nel regno di Osiride e raggiungere così i campi
di Iaru, una sorta di paradiso, dove gli
ushabti, ometti di legno costruiti appositamente, avrebbero lavorato per soddisfare le sue necessità.
Prima di raggiungere però la gradita meta, l'anima del defunto doveva compiere un lungo viaggio. Sulla barca del dio
Ra, si doveva oltrepassare un lago infuocato, sorvegliato da quattro babbuini, affrontare
coccodrilli,
serpenti e il perfido
Apofi,
gigantesco mostro condannato in eterno a minacciare l'affondamento
della barca di Ra. Unico aiuto per il defunto erano gli amuleti e le
formule posti dai sacerdoti durante la mummificazione.La religione
egizia è l'insieme delle credenze religiose, dei riti e delle relazioni
con il sacro degli Egizi, fino all'avvento del Cristianesimo e
dell'Islam.
Un
tempio egizio poteva essere
grande (ad esempio il tempio di
Abu Simbel) o
piccolo. Alcuni templi sono: quello di
Ptah a
Menphis, l'
Osireon (un tempio dedicato al
dio Osiride), il tempio di
Dendera e
Luxor; esiste anche il
complesso di Karnak. Spesso vi erano
raffigurazioni di
dei e
faraoni Egizi, vicino a file di
sfingi.